Cantante, insegnante di canto, autrice di canzoni, poesie e racconti. Diplomatasi nel 2002 in Scrittura Drammaturgica presso la Scuola d'Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, accede al corso di Canto Jazz della Civica Scuola di Musica Jazz di Milano lo stesso anno e si diploma nel 2006. Laureata in Canto Jazz con laurea magistrale a pieni voti.
because
you don't even see me You
project on me the image of
everything you want most and
everything you fear most; the
image - not the substance -of everything you admire and everything
you despise
and it depends on: whim, mood and desires of the moment.
You
see me as mannequin, a handyman robot. A
robot that must give caresses, kisses, courage, comfort ...But this
is a robot that does not do all its duty! Cannot
be used as it should be: for
releasing: unpleasent
emotions and body fluids and all kind of stresses... A
robot that rebels and claims to have a soul and who wants you to
respect this soul! What an
impudent robot! A robot that wants to be equal ... AH AH
AH! Equal
to you, you who are so superior and who already know
everything. Everything
about what you care about and you certainly don't care about the
feelings of a stupid robot! Disobedient
and useless robot! Now
it's time to take a stick and break it, this stupid little robot, hit, hit! harder, and harder! like this! KILL IT!!! So,
now... you need another robot to be amused...
And this, unfortunatly, is the quality of your heart when it is dominated by demons.
Le facoltà di pensiero e le capacità
cognitive in generale cosa sono? Strumenti che ti consentono di
riordinare i pensieri e di comprendere meglio quello che succede
dentro di noi e attorno a noi.
Le conoscenze di altri, che prima di
noi si sono interessati agli stessi temi, possono essere utili.
Secondo l'Ayurveda la conoscenza dei
testi classici è una terapia e in generale la conoscenza è fonte di
felicità.
Poco più che 22enne ero in
psicoterapia da un paio di anni e ad un certo punto ho avuto un moto
di ribellione (si chiama resistenza) verso il processo analitico e
dicevo quindi (e lo pensavo) che “non volevo capire tutto quello
che facevo, come e perché lo facevo, perché farlo avrebbe ridotto
la mia spontaneità e la mia capacità di essere creativa” – e ne
ero veramente convinta.
Ma sono andata avanti con la
psicoterapia e poco tempo dopo ho scoperto che era vero esattamente
il contrario, perché quella che io credevo fosse spontaneità era
solo un insieme di condizionamenti che si
erano automatizzati e di cui non ero consapevole.
Un paio di anni dopo, finito il
percorso di psicoterapia, mi sono trovata a fare l'esame di ammissione
in civica di teatro, con una prova piuttosto creativa, ideata e realizzata in un'oretta, che fu
piuttosto apprezzata.
E qualche anno dopo aver iniziato a studiare la
musica un po' più seriamente, finalmente... sono riuscita a fare
qualcosa che desideravo da quanto ero alta poco più di un metro, avevo 6 anni e volevo fare la pianista: sono riuscita a scrivere i
primi pezzi.
La conoscenza e la consapevolezza sono
grandi risorse, ma finché non ne possiedi nemmeno un po' non lo sai,
e quando incominci ad averne un po' ti rendi conto di quanta altra
conoscenza e consapevolezza ti servirebbero, e magari ti senti un po'
smarrito... Ma è normale all'inizio di un viaggio – ma anche ad un
quarto, tre quarti e metà - succede sempre, e non
è un male. È come quando non ci si piace più
musicalmente: è un momento di crescita – o almeno offre una spinta
per cambiare. Perché le cose vive cambiano.
Perché temevo di capirmi “troppo”?
Perché avevo paura di essere me stessa per davvero,
responsabile di quello che facevo e che a quel punto tutto dipendesse
da me, non da qualcosa che era più forte di me.
Le fisime, i difetti caratteriali, i
capricci, sono come copertine di Linus da cui non ci va di separarci.
Vivremmo meglio senza, ma ci
toccherebbe riscoprire chi siamo veramente e di vedere meglio chi
sono e come sono gli altri, soprattutto quelli a cui ci avviciniamo
di più, che altrimenti vedremmo attraverso la lente deformante del
pregiudizio, ossia: mi ricorda mia madre, mio padre, mi sorella, mi
cusci', 'r fijo daa portinara, etc...
E tu chi sei veramente?
Secondo R.D.Laing la comunicazione in
famiglia ha potere ipnotico, soprattutto nelle famiglie
disfunzionali, e quindi noi diventiamo quello che ci hanno detto di
essere: dei disastri, dei teppisti, dei pigri, degli incapaci oppure
dei disonesti, etc... etc...
I modi in cui si esprimono gli
attaccamenti ai nostri difetti sono i vagiti degli adulti.
Per esempio lamentarsi – pratica
molto diffusa, chi ne è esente? Non io, anche se conto di cambiare
metodica espressiva, con me stessa e con gli altri e di solito quando
mi pongo seriamente un obiettivo che riguarda me stessa, ciò che io
posso fare, lo raggiungo, o almeno mi ci avvicino.
Anche far le vittime è un modo di lamentarsi, ma più contenuto e laconico (basta che gli altri non sappiano bene cos'è successo veramente).
Un altro vagito può
essere prendersela con gli altri quando qualcosa va storto e non
voler vedere le proprie responsabilità.
Oppure... tentare di usare la
manipolazione, attraverso comportamenti passivo-aggressivi, spesso
tramite le provocazioni.
La manipolazione, le provocazioni, la comunicazioni trasversali, sono tutte delle modalità di non-relazione, perché: il dialogo diretto, aperto, rispettoso e onesto è il centro della relazione.
Se non c'è quello non c'è la relazione, ma solo una persona che cerca di raggirarne un'altra e va avanti fino a quando le viene consentito di farlo o fino a quando recita abbastanza bene da risultare credibile. Quando non riesce più, al limite, cerca di affondare la lama - pensando che non ci sia più niente da perdere, ma c'è sempre qualcosa da perdere.
Per esempio l'anima.
Ci sono cose che possiamo ottenere, perché
sono lecite e sono in nostro potere (come cambiare noi stessi) e cose
che non lo sono e tocca accettarlo.
Questo è un momento in cui imparare ad
accettare, oltre che cambiare, è fondamentale.
Ho cominciato ad accettare per prima
cosa il virus, in questo periodo. Mi sono detta: dato che l'80% dei
casi è asintomatico e i pipistrelli lo ospitano senza problemi,
perché non posso farlo anche io?
Virus, io ti ospito e ti chiedo di
ricambiarmi il favore evitando di nuocermi.
E il virus mi ha ricambiato il favore - ed è molto più di quanto possa dire di qualcun altro.
Ma per essere onesti è necessario
saper dire la verità a se stessi.
“Sii la rivoluzione che vuoi vedere
nel mondo”, era Gandhi a dirlo, no?
Poi lo diceva anche Terzani, mi pare.
La felicità è un diritto e io mi
auguro che tutte le creature senzienti possano godere della felicità
e delle cause della felicità, che stanno nel rispetto dei diritti
naturali propri e degli altri.
Accettare i maltrattamenti equivale a dire “io non mi merito di essere felice e di
essere amato”, così come calpestare i diritti di un altro
significa la stessa cosa con l'aggiunta della frase “e se vuoi
stare vicino a me, devi lasciarti calpestare”.
Accetto che io posso cambiare solo me
stessa e che ognuno cambierà quando e se lo riterrà. Ma spero che
un giorno il cambiamento costruttivo avvenga, per tutti.
Desidero che i maltrattamenti
finiscano, ogni genere di maltrattamento.
E vorrei che finissero adesso.
E mi auguro che tutte le creature
senzienti possano godere della felicità e delle cause della
felicità.
Ho riordinato alla mia maniera
disordinata, ma... ognuno ha il suo ordine.
Ognuno di noi ha dei diritti naturali di nascita. Molto spesso però questi diritti vengono
calpestati con motivi o scuse diverse, fin dal primo vagito, e questo ci
predispone a lasciare che in seguito i nostri diritti vengano
calpestati.
Il primo diritto è quello di
essere felici, di stare bene, ma molto spesso ce ne priviamo
da soli.
Il secondo diritto è il diritto
alla verità, ma molti mentono perché si sentono deboli o mentono a sé stessi per non vedere quello che gli fa paura, perché non l'hanno provato mai. (Come sarà vivere senza bugie, senza ferire e senza essere
feriti?)
Il terzo diritto è l'amore,
poterlo dare e poterlo ricevere – darlo e basta è troppo; prenderlo e basta fa sì che sia sempre troppo poco.
Il quarto diritto è il rispetto
della propria salute e delle proprie emozioni, e non si dovrebbe mai
essere costretti a lottare per ottenerlo da chi sostiene di volere il
tuo bene (che sia uno stato o qualcuno che dovrebbe amarti, per legame naturale o acquisito).
Il quinto diritto è il diritto
all'ascolto e al dialogo, senza quel diritto non esistono le
relazioni umane, esistono solo persone che credono di essere furbe e
di fartela alle spalle (o addirittura convinte che mentire sia la cosa più saggia da fare).
Questi diritti sono altrettanti doveri.
Il diritto di stare bene viene
violato dallo stato, in questo momento, perché per “curarci” ci
ha levato la libertà (e quindi la felicità e il benessere) e tutto
per non cambiare niente.
Ci mettono davanti un nemico, il virus,
e sulla base di questo ci trattano come soldatini.
Il virus non è un vero problema, il vero
problema è il non voler cambiare.
Ma la vita è costante cambiamento e opporsi al cambiamento è come opporsi
al calare e al sorgere del sole.
Pranzo nella pizzeria del paesello in cui insegno. Mi metto fuori per godermi il sole e a intervalli regolari mi becco: gente che fuma, gente che fa telefonate incazzate, e gente che fuma facendo telefonate incazzate.
Uno in particolare, quello che fuma, fa discorsi da invischiato coi mafiosetti di zona, chiede a uno il pin della sua carta... :O e poi però dice "ci ho provato" e tipo sembra che chieda tempo... O qualcosa del genere, al che non capisco se è.debitore o se è.uno scagnozzo e sta facendo le prove al telefono col boss... Boh?
Cose belle cmq...
Poi esce una buzzica ingrugnata, con lo sguardo torvo, per fumare in compagnia della figlioletta bellissima, che manco chiama per nome, a meno che non l'abbia battezzata col nome: Gioia. Il che mi pare delirante. La sgrida ogni 5 minuti e la minaccia di riportarla a casa per punizione molto prima che finisca la festa dell'amichetto Mattia. Poi rientra e riesce con altre amiche ciospe come lei e dice ad un cognato (o qualcosa del genere) "non dirlo ad alta voce, se no quella torna" riferendosi alla bimba che gioca con altri bambini (l'ha appena richiamata Gioia, mi sa che l'ha chiamata proprio cosi, 'sta criminale!!!)... E niente, cmq... La gente non si pone mai il problema di meritarsi quello che ha. Sei orrenda e hai una bimba bellissima, ma minchia, ma trattala come si deve, no?
No.
Quasi tutti danno per scontato quello che hanno...
Le tradizioni sono dure a morire pure quando sei sregolata, incasinata, incostante...
ed eccoci qua!
Ecco la ricetta dell'ogni tanto di oggi!
Perché ho ardito definirla torta ayurvedica? In effetti è un po' esagerato, ma diciamo che ho rispettato il principio di non mescolare le fonti proteiche e in più ci ho messo un po' di spezie.
How to do it:
piglia du ovi, enucleane i rossi e mescolali con fruttosio, olio di oliva (o se preferisci di sesamo, così è più ayurvedica, oppure oppure di cocco!)
le dosi sono rigorosamente a occhio!
poi ci aggiungi del latte di riso (ma va bene anche il latte di avena, basta che non sia di soia o di mucca o altri animaletti... sennò è un'altra fonte proteica, e c'è già l'ovo)
poi aggiungi la farina.
l'impasto deve rimanere denso, ma non troppo. non deve essere una broda, ma nemmeno troppo sodo, perché sennò viene fuori il pane.
sull'uovo puoi subito mettere un po' di noce moscata per togliere l'odore tipico.
poi si può aggingere curcuma in polvere e un po' di pepe nero e zenzero in polvere
quando l'impasto è sufficiente potete aggiungere le uvette.
poi una mela tagliata a pezzettini piccoli... e 3-4 pizzichini di bicarbonato come polvere lievitante.
e infine il bianco dell'ovo che spero non abbiate buttato, eh?
il bianco va montato a neve e aggiunto delicatamente all'impasto.
dopo di che potete porre tutto nella terrina oliata (non imburrata, al limite immargarinata, ok? sennò e n'antra fonte proteica! e ne abbiamo messa solo una: l'OVO!)
ok.
spero abbiate preriscaldato il forno (è sempre buona norma... insomma... nn sarà mica la prima torta che fate, no? ché, tutto ve devo dì?...)
bene, torta dentro, a cuocere per circa 20-25 min a 200°
ha lievitato anche, eh?
vi metterei le foto, ma non le ho fatte nel processo di lavorazione e ho già assaggiato la torta...
oh!? booooonaaaaa!!!!
Gli amori si vivono...
Quando ci sono le condizioni e l'impegno reciproco per farlo.
E anche quando queste ci sono... Può capitare di discutere, perché siamo tutti diversi e pare che sia uno dei modi migliori per confrontarsi, comunicare, capirsi... E CRESCERE -posto che lo si faccia con onestà.
Quando le cose sono difficili si può discutere di più (se ci si tiene)... Perché le alternative sono: mandarsi a quel paese o farsi la guerra.
La guerra e i bracci di ferro con l'amore non c'entrano nulla.
Creano separazione.
Nelle relazioni si vince in due o si perde in due e mettersi a far la guerra (pensando che sia importante stabilire chi comanda) è il modo migliore per perdere.
Chi coltiva la guerra e la sopraffazione troverà l'odio, chi vi preferisce il dialogo e il rispetto troverà la vicinanza, prima o poi.
La faida non è una novità, i due pesi e due misure, non sono novità, la prepotenza e l'egoismo non sono novità e nemmeno l'orgoglio è una novità.
Un discorso breve sui manipolatori:
sono persone che cercano di usare gli altri per ottenere quello di
cui hanno bisogno. Usano mezzi psicologici, come il fare qualcosa per
te per venire a riscuotere un “credito” ben più alto di quello
che hanno offerto loro, se non lo fai cercano di farti sentire in
colpa e costantemente fanno ricorso a critiche e lusinghe, zuccherini
e bocconcini di fiele...
Perché lo fanno?
Perché stanno male e perché non sono
consapevoli: non sono consapevoli del fatto che possono fare da soli
molte cose buone per se stessi e per gli altri e non sono consapevoli
di quanto sia ingiusto e quanto faccia male a loro stessi manipolare
gli altri.
E non si rendono conto di usare le persone.
Vivono di un'immagine illusoria di se
stessi e sfuggono alla profondità e alla verità più profonda del
sentire, di quello che cioè li porta a manipolare gli altri: sentono
di non valere niente, di non essere capaci di far nulla, di esser
buoni solo a abbindolare gli altri.
E non è vero.
Tutto questo circo gli serve per non
affrontare e superare i propri limiti, traumi, ferite.
Stargli accanto non serve a guarire le
loro ferite.
Abbandonarli non serve a spingerli a
prendersi cura di se stessi.
In pratica non c'è modo di aiutarli.
Hanno sempre fatto così, faranno
sempre così.
È su questo che bisogna mettere i piedi
per terra: l'amore non guarisce un manipolatore. L'amore non arriva
manco a sfiorarlo. Per quanto lo desideri ardentemente,
struggentemente, la sua incapacità di amare se stesso, gli preclude
qualsiasi forma di vero amore.
Il manipolatore non ha speranza di
crescere per sua stessa scelta. Lui cercherà sempre di ottenere quello che vuole manipolando gli altri così come un neonato piange disperatamente per ottenere: attenzione, cibo e pulizia del patello.
Ma anche chi perde tempo coi
manipolatori blocca il proprio percorso di crescita.
È un peccato... ma è così.
Tentare di convincere un manipolatore, per vie traverse, a smettere di manipolare... è ridicolo e sarà il caso che smetta di farlo.
Capita, prima o poi, di imbattersi in
persone inaffidabili – a meno che le persone inaffidabili non siate
voi stessi — e di non capire perché fanno così: danno la loro
parola sapendo di non essere sicuri di poterla mantenere o anche
sapendo che non la manterranno. Piano piano i rapporti con queste
persone si deteriorano e più si deteriorano e meno si rendono
affidabili.
Lo fanno per un solo motivo: perché
loro per primi non si fidano.
Anni fa avevo un'amica che tradiva
sistematicamente tutti i suoi fidanzati e quando le chiedevo: ma
perché fai sempre questi casini? Mi rispondeva: perché tanto se non
tradisco io, verrò tradita.
È il principio del chi picchia per
primo picchia due volte.
Ma magari chi hai di fronte non ha
nessuna intenzione di picchiarti...
E il punto è che ci vuole fiducia per
rendersi affidabili. Mantenere la parola data, non tradire la fiducia
di una persona che dice di tenere a te, o non tradire una persona con
cui hai una relazione, significa credere che ne valga la pena.
Ma se parti prevenuto, se dentro di te
pensi sempre che probabilmente verrai rifiutato, deluso e tradito, ti
porta a deludere, tradire e allontanare l'altro per primo.
Non ci guadagni nulla nel farlo, ma ti
senti meno stupido, no? Non hai concesso la tua fiducia per primo.
Il problema è che poi parte uno strano
circolo vizioso, perché chi perdona i tuoi tradimenti perché te li
perdona? Perché ne ha fatti anche lui/lei? O perché ne farebbe? O
perché vale poco?
Forse ti perdona perché vale poco e
quindi se li merita questi tradimenti.
Ti sei costruito una trappola, una
profezia auto-avverantesi a base di: deludo (o tradisco) per primo,
perché tanto prima o poi verrò deluso (o tradito).
E così ti perdi e allontani da te le
persone che tengono a te.
E se non riesci ad allontanarle pensi
che valgano poco.
Scegli per te un destino fatto di
miseria e squallore.
Sei libero di farlo, eh?
Però è un errore ed è anche un
errore molto stupido.
Perché a questo punto varrebbe la pena
di esporsi al rischio anziché creare i presupposti per avere la
certezza di distruggere tutto in ogni caso.
Nelle relazioni si riceve grosso modo
in misura di quanto si dà.
Sa dai poco, ricevi poco.
Se non dai fiducia, non ricevi fiducia.
Se non dai valore e rispetto agli
altri, gli altri non ne daranno a te.
Utilizzare l'intelletto per le
speculazioni mentali e per cercare di aver sempre ragione, senza mai
mettersi in discussione, senza cambiare una virgola delle proprie
azioni, è un vero e proprio spreco.
Ed è impossibile cambiare in meglio la
propria vita senza cambiare le proprie abitudini, azioni e
atteggiamenti.
Ma d'altra parte... “se sai solo
ripetere, non è jazz” diceva Billie Holiday, “può essere un
bellissimo yodel, quello che ti pare, ma se ripeti e basta non è
jazz.” e probabilmente non è nemmeno vita.
È più un piccolo inferno degli
ignavi.
Le cose di valore si guadagnano con la
fatica e con l'impegno.
Costruire è faticoso e richiede molta
fiducia e costanza.
Ai concerti di musica classica
la gente tossisce.
Mi sono chiesta perché...
Perché sono vecchi?
Per darsi un tono?
No.
Il fatto è che la tosse
è una sorta di gara involontaria
e nello stesso tempo un genere musicale
a sé stante.
Se provate a tossire in treno
il dirimpettaio vi risponderà.
Rifatelo: risponderà di nuovo.
Poi dopo un po' sarà lui a tossire per primo
e voi, vostro malgrado,
vi troverete a tossire
o a lottare contro
l'insopprimibile impulso
di tossire a vostra volta.
Bene:
RESISTETE!
Sicché qualcuno alle vostre spalle tossirà
e il dirimpettaio
di nuovo
risponderà
con una certa ritmicità.
Le tosse era lì
che si accumulava nel vostro petto
e aspettava solo un pretesto
qualcuno che vi ricordasse
che lei era là,
pronta a propompere!
Ci sono tossitori professionali
tossitori dilettanti
tossitori acuti
tossitori baritonali
tossitori solisti
tossitori coristi
tossitori duettanti
- eversori e reazionari -
tossitori tessitori
-che non significa nulla
ma suonava bene.
E comunque è tassativamente
impossibile che i tessitori
non tossiscano.
I would like to be careless, clear and wide like the sky is
He never lose his soul
His skin is made of clouds, constantly moving
He'll never have to lie
He'll never have to cry
He'll never have to strain
He only has to be
So dance and slide
even if we
are on the earth
sun will set down
to come back again
So stay with you
watching at clouds
and their flow
changing shapes.