giovedì 31 agosto 2017

l'oblio

Non ho ancora capito il senso delle tue parole,
quello che vagheggiano.
Ma le ascolto
e adesso taccio,
per lasciare spazio al tuo silenzio
che piano piano sovrasta le altre parole,
gli altri suoni,
e mi estorce ricordi di luoghi che non avevo visitato mai, ma che pure
riverberano le loro eco sulle scoscese pareti,
tra le angosce che ricercano
e dalle quali sfuggono sfiorandole.
Tocco furtivo carico di conseguenze, ma, ahimé,
le tue parole non se ne avvedono
e corrono, calpestano, strisciano sui vetri rotti
delle finestre, per entrare da altre finestre d'altre case.

Vorrei che la notte indugiasse sul suo cammino, al calare.
Vorrei trovare il sonno abbandonando il capo sul cuscino,
senza restare sulla soglia,
tra il desìo e la bisogna,
tra pensiero e voglia,
tra il sopore e la veglia.

Se potessi non lascerei che le distanze che ci separano cancellassero quel ch'è ormai lontano,
perché l'oblio ripete, e ripete, e...

Mi piacerebbe donarti il filo che ti porterebbe
fuori dal tuo labirinto ciclico
- privato inferno degli ignavi in terra.
Mi allontanerò forse un giorno dall'odissea dei circoli senza vertice
e delle trame senza ordito.



E forse un giorno anche tu getterai le tue funi in un porto. (around 1996)

domenica 13 agosto 2017

Estratti dalla "Depressione e il corpo" di A.Lowen

La depressione oggi è diffusa perché molte persone perseguono scopi irreali che non hanno alcuna relazione diretta coi loro bisogni fondamentali di esseri umani. Ogni persona ha bisogno di amare, e ha bisogno di sentire che il suo amore è accettato e in qualche misura ricambiato. L'amore e l'affetto ci mettono in relazione con il mondo e danno il senso di appartenere alla vita. Essere amati è importante solo in quanto facilita l'espressione attiva del nostro stesso amore. Le persone non diventano depresse quando sono loro ad amare. Attraverso l'amore ci si esprime e ci si afferma.
L'espressione di sé è un altro bisogno fondamentale di tutti gli esseri umani e di tutte le creature. Il bisogno di esprimere se stessi sta alla base di tutte le attività creative ed è per noi fonte di sommo piacere. […]
È necessario qui riconoscere che nell'individuo depresso l'espressione del sé è gravemente limitata se non interamente bloccata. In molte persone è limitata ad una piccola area della loro vita […]
Un altro bisogno fondamentale di tutti gli esseri umani è la libertà. Senza la libertà è impossibile l'espressione di un sé. […]
La persona depressa è imprigionata dalle barriere inconsce dei vari “si dovrebbe” e “non si dovrebbe”, che la isolano, la limitano, e successivamente ne opprimono lo spirito. Vivendo all'interno di questa prigione, l'individuo dà la stura a fantasie di libertà, concepisce degli schemi per la propria liberazione e sogna un mondo nel quale la vita sarà diversa. Questi sogni, come tutte le illusioni, servono a sostenere lo spirito, ma impediscono anche alla persona di confrontarsi realisticamente di fronte alle forze interiori che la legano. Prima o poi l'illusione crolla, il sogno svanisce, il piano fallisce, ci si ritrova di fronte alla propria realtà. Quando questo avviene l'individuo diviene depresso e di sente senza speranza.
[…]
Dal punto di vista della tendenza alla depressione, le persone possono essere divise in due categorie: quelle dirette dall'esterno e quelle dirette dall'interno. La persona diretta dall'esterno è vulnerabile alla depressione mentre quella diretta dall'interno lo è molto meno.
In linea di massima la persona diretta dall'interno ha un senso forte e profondo del sé. Al contrario della persona diretta dall'esterno, il suo comportamento e i suoi atteggiamenti non sono facilmente influenzabili dagli schemi mutevoli dell'ambiente. La sua personalità è dotata di stabilità e di un ordine interiori e poggia sul fondamento solido della coscienza e dell'accettazione di sé. Queste qualità mancano alla persona che è diretta dall'esterno, ha quello che si dice una struttura caratteriale “orale”, il che significa che i suoi bisogni infantili di sentirsi sostenuto, accettato e di fare esperienza del contatto e del calore del corpo non sono stati soddisfatti. Sentendosi insoddisfatto, non ha ragione di avere fiducia in sé stesso né nella vita. [...]
A livello inconscio, la persona direttta dall'esterno si identifica molto con i propri interessi esteriori. A prima vista potrebbe sembrare un approccio positivo, ed esteriormente una persona del genere sembra essere interessata e attiva. Ma fa le cose per gli altri e le fa nell'inconscia attesa che gli altri riconoscano il suo valore e rispondano amandola, accettandola e appoggiandola.

Nella maggior parte dei casi la reazione depressiva è preceduta da un periodo di esaltazione, il cui crollo tuffa l'individuo nella depressione.
Ogni reazione depressiva si basa sulla perdita dell'amore della madre. È importante sapere che questa perdita non è stata accettata come irrevocabile. La speranza, generalmente inconscia, della restituzione, spiega perché l'energia oscilli verso l'alto, traducendosi in esaltazione. Purtroppo l'individuo esaltato non si rende conto della dinamica della sua reazione e del fatto che inconsciamente considera le persone attorno a lui come altrettante figure sostitutive della madre, che lo ameranno, si prenderanno cura di lui, e persino lo nutriranno. L'interesse iniziale che esse dimostrano nei suoi confronti sembra dare sostegno a questo transfert. Man mano, però, che la sua esaltazione aumenta, gli altri si sentono importunati e si tirano indietro. È impossibile che soddisfino le sue attese inconsce, e l'individuo esaltato prima o poi si sentirà respinto.

Per quanta attenzione, ammirazione, approvazione e amore si dia ad una persona orale, ciò non riempie il suo vuoto interiore.

domenica 23 luglio 2017

Chi sei? E che cosa vuoi?...

Rifletto sul cristianesimo. Cosa ci trovo? La storia di un povero cristo in croce e il fraintendimento di quello che è la spiritualità. Il cristo viene a portare agli uomini la salvezza e loro lo fanno morire inchiodato a una croce per inedia. 
Perché?
Probabilmente perché ognuno deve salvarsi da sé. E forse anche perché sono diffidenti, lo guardano e pensano: ma tu, con tutte queste belle prediche e parole sagge... Chi sei? E che cosa vuoi? L'osservano, lo valutano, lo giudicano e poi decidono di non fidarsi e di metterlo a morte. Salvano il ladrone, Barabba mi pare, perché lo conoscono - sarà pure un farabutto, ma almeno sanno cosa aspettarsi da lui e poi non li mette a disagio.
Poi dopo si sentono in colpa e costruiscono tutta una religione fondata sul senso di colpa. E sul dolore. Dolore inutile!
È per questo che non sono cattolica.
Ma non sono atea.
Sono convinta che non abbiate capito un cazzo, fondamentalmente, "amici" cattolici.
Perché se aspettate sempre che qualcuno vi dica cosa è giusto e non cercate di sentirlo in voi... Che cazzo volete capire?
Quindi deturpate le chiese con altari sofferenti, scene di martirio...
Tutte stronzate!
La sofferenza fa parte della vita e non la si può certo scansare.. Ma non è un punto d'approdo, non è un valore e non vi porterà la salvezza - così come cercare di evitare la sofferenza necessaria vi porterà solo altra sofferenza, non necessaria.

https://www.facebook.com/giusy.lupis/posts/10213848401149415?pnref=story

giovedì 8 giugno 2017

questo assurdo senso del buon senso dell'assurdo...

com'è tutto sempre assurdo!
perché tutto deve essere, sempre, così assurdo?
quando cazzo finisce questo assurdo teatro dell'assurdo senza teatro, solo l'assurdo...
ma quanto è assurdo, quest'assurdo!
d'altra parte se è surdo, e 'n ce sente, che ce voi fa?
ché poi non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
questo vaneggio
sta perdendo si senso,
sta sbiadendo, e penso
che sto sbajanno candeggio...
sai cos'è più assurdo dell'assurdo?
il buon senso.
quello a tratti fa senso.
sì, davvero, sia liquido che denso.
a volte a creder son propenso
che proprio non abbia senso
questo buon senso
-dici?
-sì, invero,
è un casino intiero
questo assurdo senso del buon senso e dell'assurdo.
-assurdo!
-davvero!
-quasi come un poliméro...
e ho bevuto solo coca-cola.... (*.*) .....

venerdì 2 giugno 2017

la catena del dolore...

la catena del dolore - non ricordo se la definisca proprio così - è quella cosa che jodorosky (e non so chi altro prima o dopo di lui) racconta si perpetui di generazione in generazione.
gli sbagli e le colpe dei padri e delle madri che ricadono di generazione in generazione sulle teste e le vite dei figli e delle figlie e nipoti  bis-nipoti.
fino a che una di queste persone decide di smettere di riprodurre lo stesso comportamento e decide di produrne uno nuovo, di essere se stesso.
jodorosky dice di averlo fatto.
forse è vero. forse ci è riuscito ad un certo punto, non subito - lo dice anche lui in effetti.
ognuno ha il suo tema: rancore verso genitori poco responsabili, mascherato da altruismo e senso di responsabilità... tentativi di salvare il mondo, ché quello era il proprio espediente da piccini per farsi voler bene.

bene, l'altruismo se non parte da se stessi, non è vero altruismo, e non serve a niente.
il mondo non lo si può salvare, perché ognuno si deve salvare da sé.

ci si può esprimere.
si può cercare di fare qualcosa di buono.
si può sfidare le paure da una parte, scendere a patti con la realtà, dall'altra, ma solo dopo averle tentate tutte.

ecco.

e dopo questo ci si mette il cuore in pace, perché tanto la vita va avanti lo stesso e gli sprechi... di sicuro non si recuperano.
ma al mondo ci sarà sempre chi ha i denti e non ha il pane e viceversa e questa cosa non si può cambiare.
ognuno ha la sua evoluzione e ognuno avrà modo di decidere se essere una balena spiaggiata incapace di tornare in mare e affezionata alla condizione di semi-morte e immobilità della spiaggia.
o se ributtarsi in mare e provarci.

io scelgo la seconda.

domenica 7 agosto 2016

insoddisfatti e non rimborsati... ovvero: quale mezzo bicchiere?

per come la vedo io, il mondo si divide in due categorie (tra le tante):

quelli che si entusiasmano per tutto (più o meno genuinamente);
e quelli che al massimo ti dicono un blando "ah... interessante, beh, dai... bene..." e nel frattempo scrutano tra sé e sé le potenziali sòle della novità che gli racconti, o i motivi per cui non è poi così desiderabile e bella e manco tanto novità (perché si ricordano, e nn hanno mica torto, che giusto un mesetto prima gli hai raccontato la stessa cosa ed è finita com'è finita...).

inutile a dirsi tutti preferiscono il primo tipo di persone (anche quelli che appartengono al secondo tipo, quando c'hanno una novità, per sentirsi incoraggiati). 

e bisogna ammettere che probabilmente i nano pelato (sì, il shilvio) c'ha ragione: il primo tipo di persone fanno e realizzano molte più cose, perché sono positivi, hanno più amici, piacciono di più, infondono fiducia.
anche perché riuscir a realizzare una qualunque cosa è fatto di "insistere", "crederci!"... ma soprattutto credere che ne valga la pena, d'insistere e crederci... che poi dopo ti piacerà davvero, che ne trarrai soddisfazione...
perché le persone del secondo tipo (cui nn posso negare di appartenere) non sono mai veramente soddisfatte.
pure quando gli succede qualcosa di positivo pensano: eh, dai... vedrai che c'è la fregatura o che comunque non dura... sì, è una bolla di sapone. ha (o hanno) detto così, ma poi vedrai che nun se ne fa gnente!
lo dicono dentro di sé, quasi per scaramanzia...
e poi puntualmente succede!
cioè succede che non succede gnente!
però devo dire una cosa... non parlo per me, ma per gli altri insoddisfatti che conosco, spesso hanno idee più originali e accattivanti dei soddisfatti - senza esser mai, per altro, 'rimborzati'...
i soddisfatti sono più piacevoli... ma a volte stuccano.
gli insoddisfatti, al limite, a tratti irritano o ti rendi conto di quanto sia controproducente il loro atteggiamento solo quando loro sono in fase pessimista e tu no, o quando lo sono veramente su tutto... anche le cose scontate, anche le cose che chi se ne frega?!
poi a volte ti incupiscono e quando sono in "forma" sono capaci di rovinarti qualsiasi buona novella! @.@
se al mondo ci fossero più insoddisfatti, il mondo sarebbe un po' più meglio... ma nessuno se lo godrebbe.
se al mondo ci fossero più soddisfatti... probabilmente non li noteresti.
quindi sia soddisfatti che insoddisfatti sono necessari, un po' come yin e yang, bene e male, notte e giorno, confetto falqui e areofagia...

lunedì 15 febbraio 2016

Ricetta dell'ogni tanto: biscotti vegan e gluten-free di soia!

ora... avendo saltato un sacco di mesi e perso qualsiasi regolarità, la rubrica di cucina cambia nome da "ricetta del mese" a "ricetta dell'ogni tanto..."
l'unico punto fermo del blog autarchico se n'è andato a farsi benedire: ciao punto fermo, ciaooo.... scrivi ogni tanto (*.*)

allora: il problema dei biscotti gluten-free che ho provato a fare in casa era sempre che una volta asciutti ci voleva una motosega per smembrarli e rischiavi la dentiera se provavi ad addentarli...
ho provato farina di riso con maizena e fecola: marmo!
farina si grano saraceno con maizena e fecola: acciaio inossidabile!
ho cercato ricette on-line: parlavano di uova e latte da mettere nell'impasto... ma poi così non è più vegan!

ed ecco che ho trovato: la farina di soia! non ha glutine e non è de marmo!!! yééééé!!!!

quindi, basterebbe questo, cmq elargisco di seguito una parvenza di ricetta (anche se ve lo dico subito, sono andata ad occhio e mo' ricostruisco a memoria e a naso...):

1 cucchiao e mezzo di fruttosio
olio di oliva per inzupparci il fruttosio
mezzo bicchiere di latte si soia e riso o di riso
farina di soia (3/4) e maizena (1/4)
uva passa (o se preferite uva PAZZA! - volevo scrivere pure io qualcosa a favore delle unioni gay ;D)

comunque: nulla, mettete gli ingredienti nell'ordine scritto sopra e mescolate, mescolate, mescolate...
poi dopo preparate la carta da forno da mettere su una griglia del forno, coi cucchiaini fate delle pallette-biscotto (l'impasto è troppo liquido per le formine, volendo evitare l'effetto marmo, ho preferito tenerli non troppo secchi) e fate andare per una 15ina di min a 200°

li lasciate asciugare un po'...
all'inizio paiono mini-plumcake,  frittelle fatte al forno. il giorno dopo somigliano più a dei biscotti e comunque, almeno... non ti frantumano gli incisivi, è già qualcosa, no?

bon apetit amiscìììììì!!!!! (^_^)

lunedì 8 febbraio 2016

piccoli reportage inutili sul mondo n°4

milàn l'è una gran milàn (piena de scoppiàt...) -parte prima-

stasera ho incrociato il CRITICALMAN.
andava a spasso con una bici cogli specchietti tipo hurley davinson, una giacca antinebbia - di quelle che ci puoi passeggiare a piedi in autostrada, tranquillo che ti vedono e ti scansano - e dei calcson da camion.
mi ha suonato perché mi stavo sporgendo un filino dalla linea di attestazione con la mia biciclettina... e poi siccome coi suoi specchietti retrovisori che gli danno una vista a 360° - come fosse un incrocio tra dio e una mosca - mi ha vista che gli facevo un gesto con la mano che si poteva tradurre grosso modo con "ma va a ciappà i ratt!" mi ha clacsonato ulteriormente ancora più poderosamente, che pareva quasi una baleniera...
@.@


milàn l'è una gran milàn -second part-
 
poi stasera mi hanno anche spiegato sta cosa delle primarie, ché ci era anche la candidata femmina.
pare che la candidata femmina abbia fatto qualche cazzata - prima tra tutte spaiare i voti di quelli che non volevano sala (però fessi pure voi, eh? se proprio ci tenevate a non aver sala potevate scegliere quello che ha detto meno cazzate... - credo... bo?...sì, è sempre tipo distinguere il sesso degli angeli, cmq...).
questa qua praticamente aveva proposto di rendere gratuiti i mezzi di superficie.
che in altri termini sarebbe un modo per licenziare i controllori (oltre che una proposta folle in sé e avrebbe molto più senso pensare a un sistema di esenzioni e riduzioni in base al reddito, ché pare che l'aveva fatto l'altro che era meno peggio di sala...).
eh, certo, perché in metropolitana oramai c'è il sistema del sequestro di persona: se vuoi uscire devi cacciare il biglietto, sennò multa!
se in superficie togli il biglietto... il controllore non serve più!
bello un partito di sinistra che pensa a dei metodi per eliminare dei lavoratori, eh?
grandioso!
no, ma votateli, eh?
ché poi faranno come a londra (il ché risulterà come sempre comico... TRAGI-comico) faranno i bus dove se non ci hai il biglietto non puoi salire.
geniale perché così salire e scendere diventa un'operazione interminabile.
però dici a londra arrivano ogni 2-3 minuti sti bus.
a milano arrivano ogni 7-10-15-20 minuti, sti bus...
pensa che bello che sarà quando per salire (e per licenziare tutti i controllori) dovrai cacciare il biglietto o la tessera? dopo che hai aspettato dai 10 ai 20 minuti...
e lo farà una giunta di sinistra.
tra 5 o 10 anni.
eh, perché... mica pensate che le vinca il pd le elezioni a sto giro, no?
manco con un miracolo!...
hanno messo là mr expo a posta!
tra 5 o 10 anni quando gli serve fare qualche altra porcata come aumentare il biglietto atm del 50% o cose così lasciano vincere di nuovo la sinistra... per quei 5 annetti, magari anche meno...

venerdì 22 gennaio 2016

Il suicidio.

 Mi sono sempre sentita così incredibilmente attratta dalle persone che hanno posto fine alla loro vita suicidandosi.
Mi sono sempre sentita vicina a loro, li capivo.
La prima volta ci ho pensato a 11 anni, perché avevo 11 anni ed ero già terribilmente infelice e ci sentivo qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo e quindi capivo quelle persone che a un certo punto avevano detto: sai che c'è? Basta! Basta di tutto! Non ci sto! Fanculo! Basta!
E si erano tolte di mezzo, facendo del male solo a se stesse in definitiva – e a pochi altri.

Beh... un po' anche a me. Che avevo letto le loro poesie o romanzi, o avevo visto le loro foto e avevo amato quello che avevano fatto e restavo senza parole e spaventata chiedendomi: perché?
Avevi tanto talento. In alcuni casi, avevi anche successo!
Perché l'hai fatto?

È un mistero doloroso, insoluto, insondabile e tremendamente affascinante quello del suicidio.
E penso mi ferirà, angoscerà e affascinerà oscuramente per sempre.
Poi una volta un tale mi aveva letto nella mano che in una vita precedente avevo “commesso” (così si suol dire) suicidio e che poi avevo dovuto soffrire a lungo in una sorta di limbo ed espiare questo suicidio, prima di rinascere.
Il ché potrebbe spiegare perché i suicidi mi colpiscano tanto.
Il suicidio è anche, sempre, una possibilità: una via d'uscita.
In fondo, chiunque potrebbe commettere suicidio.
Lo fanno in tanti, senza essere artisti o scrittori, solo semplici imprenditori pieni di debiti, per esempio o disoccupati...
Quasi sempre persone che vengono rimpiante, ma nemmeno sempre e per forza.
A volte si suicidano anche persone del tutto anonime, senza amici, di cui nessuno si accorge e si suicidano proprio per questo.
A me dispiace anche per quelle.
Anche quelle avevano qualcosa da dire, da dare, una speranza che sarebbe stato importante coltivare.
Nessuno è inutile.
Tranne quelli che il loro male di vivere lo buttano sistematicamente e reiteratamente addosso agli altri, danneggiandoli in ogni, seppur piccolo e minuzioso, modo.
E un po' mi dispiace pure per quelli, ma quelli, chissà perché, al suicidio non ci pensano proprio mai!
Beh, certo, non è gente che tende a interiorizzare...

Ho pensato a questa cosa perché stasera ho visto il film su David Foster Wallace e perché ho amato Sylvia Plath (non subito, partendo dai diari a tratti la trovato pesante e a volte odiosa, perché era odiosa con se stessa), ho sentito il silenzio infinito delle foto di Francesca Woodman...
E non mi vengono in mente altri suicidi famosi, ma comunque l'idea è questa.

Ci ho pensato la prima volta a 11 anni, e poi diverse volte dopo la morte di mio padre tra i 15 e i 18, e poi intorno ai 20, e credo qualche altra volta, mi pare anche poco più di un anno fa, dopo che è morto un caro amico – ma era un pensiero molto vago, perché in realtà stavo troppo male, era difficile stare peggio e potevo solo migliorare, ci devo aver pensato solo per qualche istante.

Ecco, il fatto è che il suicidio è pur sempre una possibilità, però è una possibilità legata ad un'ammissione di sconfitta. È come dire: io non ce la faccio a vivere. Non ce la faccio a vivere nemmeno decentemente, non dico bene, ma decentemente!
E quindi mi mando al diavolo!
Mando al diavolo l'unica vita che sono sicura di avere.

A me non piace arrendermi, non mi piace neanche un po'!
E penso di aver sempre fatto molta fatica a farlo, anche in situazioni in cui sarebbe stato molto meglio arrendersi molto prima (relazioni, amicizie, robe di lavoro, imprese bislacche, etc...).

Come si fa a toccare veramente un'altra persona?

Le parole non ci riescono.

Forse i gesti, le azioni.

Il suicidio è un gesto che mi tocca profondamente. Provo un'immensa compassione per chi lo sceglie. Capisco quelli che si dicono: avrei voluto aiutarlo.
E come tutti, so che sia nelle piccole, ché nelle grandi imprese, ci si può aiutare, veramente, solo da soli.

Tutto sta nel rendersi conto di quante volte le cose sono cambiate in meglio, nel passato. Ed è sicuramente così, se no uno perché sarebbe andato avanti?
E quante volte sei riuscito a fare una cosa che credevi impossibile?
E quindi perché negarsi la possibilità di fare altre cose, che oggi paiono impossibili, domani?

Fai degli esperimenti, no?
Rischia tutto! Fai delle cose impensabili, dai! In fondo se l'alternativa è la morte, reale o metaforica, la sconfitta, totale o parziale: perché non tentare?
Tenta, cazzo, tentaci!
Se non provi, hai già perso.
Se provi, magari va, oppure si aprono altre possibilità, cosa ne sai?
La vita sa essere una grande drammaturga.
Non pensare che sia sempre tutta la stessa sbobba.
La vita, certo, a volte è come un computer. Se tu rifai lo stesso percorso ti dà sempre, immancabilmente, lo stesso risultato.
La vita ha un suo lato matematico.

Ma la vita è anche creativa. E appena tu fai un piccolo cambiamento, altri piccoli cambiamenti germinano da questo primo cambiamento e si creano nuovi equilibri e dinamismi.

Se solo non ti arrendi...

Oggi magari è persa, ma domani c'è un'altra partita e cambiano: il campo, i compagni di gioco, gli avversari e puoi cambiare anche tu. Puoi sentirti differente.
I suicidi sono persone sincere, credo. E sono persone molto severe e irreprensibili, con se stesse. Si sentono disoneste o fuori posto per ogni minima mancanza, che solo loro sono in grado di rimproverarsi. Molti altri ci vedrebbero null'altro che semplice debolezza umana.
Si continua a crescere, ci si continua ad evolvere.
Le verità che non sappiamo ammettere oggi, le sapremo ammettere domani.
Basta stare un po' cogli anziani, che una volta erano una ricchezza, nelle tribù.
Sono vecchi, sentono di non avere più niente da perdere, e ammettono molto più facilmente le loro colpe, le loro mancanze, i loro sentimenti, i limiti.

La cosa che fa più male quando perdi una persona è ricordarne i momenti in cui ci si divertiva assieme. Mi pare ancora più terribile nel caso di una persona persa perché s'è tolta da vita, da sé.
E mi c'ha fatto pensare sempre questo film “The end of the tour” che non è comunque un granché, prodotto un po' immaturo, per quanto il materiale di partenza fosse interessante.

E per finire c'è una poesia molto bella e molto spietata di Anne Sexton, che secondo me spiega alla perfezione il suicidio.
Probabilmente è un fascino un po' adolescenziale, quello del suicidio:

la pagina lasciata a metà.

Waiting to die.
-Anne Sexton-

Ora che me lo chiedi, la maggior parte delle volte non riesco a ricordarmelo.
Cammino come sempre, senza segni di quel viaggio.
Poi un desiderio quasi innominabile ritorna.

Nonostante questo non ho nulla contro la vita.
Conosco bene i fili d'erba di cui parli,
le mercanzia che hai messo sotto il sole...

Ma il suicida ha un suo linguaggio speciale,
Come un carpentiere, vuole solo sapere: con quali strumenti?
Non si chiede mai:
perché costruire.

In due occasioni mi sono espressa in modo così semplice,
Ho posseduto il nemico, ho mangiato il nemico,
Ho accettato la sua abilità, la sua magia.

In questo modo, pesante e riflessivo,
più caldo dell'olio o dell'acqua,
Ho riposato, sbavando dall'angolo della bocca.

Non riuscivo a pensare al mio corpo esposto agli aghi.
E anche se la cornea e l'urina in eccesso sono andati...
Un suicida ha già tradito il corpo.

Sebbene i nati senza vita non sempre riescono a morire,
rimangono abbagliati, non possono dimenticare una medicina tanto dolce,
alla quale anche i bambini guarderebbero con un sorriso.

Spinta tutta questa vita sotto la lingua,
che, di per sé, diventa una passione,
La morte è un osso triste, deforme, diresti,

Eppure mi aspetta, anno dopo anno,
per riparare delicatamente una vecchia ferita,
per liberare il mio respiro dalla sua odiosa prigione.

Aggirandosi in questo orizzonte, a volte si incontra il suicida,
pieno di rabbia verso una luna vanagloriosa,
E lo si vede rinunciare al pane, confuso con un bacio,

Lasciare la pagina del libro aperta, con noncuranza,
Qualcosa di non detto, il telefono sganciato,
E l'amore, qualunque cosa fosse: un'infezione.

mercoledì 13 gennaio 2016

Ciao Devibboui :')

L'altro ieri Devibboui se n'è ito a 69 anni, che pure nello scegliere l'età ci ha avuto un certo stile ;)
E quindi ora posto la canzone sua che m'è sempre piaciuta e altre due che non conoscevo, molto belle.
Devibboui a quanto pare era bisesessuale, ma a un certo punto ha dichiarato di essere proprio gay, parrebbe per i diritti dei gay. Il che vuol dire che era un uomo coraggioso e nobile, al contrario di tanti che fanno finta di essere etero e non lo sono... (famosi e non famosi).
Poi c'erano i films molto fichi in cui ha recitato...

Bo, insomma, ciao devibboui e vai con la müsica! :D


domenica 10 gennaio 2016

we'll be together again


l'inizio è un po' alla bombolo, in onore di quella prima telefonata di un'estate di quasi due anni fa...

venerdì 8 gennaio 2016

ricetta di gennaio: zucca, patate e castagne stufate! il paradiso dee papille ggustative!... @.@

trascuro il blogghe da un po'... e cosa ancor più grave, le tradizioni! cavoli! l'unico punto saldo di questo blog autarchico... nt nt nt!

rimediare!

allora, il piatto che vado a illustrarvi, non è un semplice piatto. è n'orgia!
n'orgia e un paradiso pee papille ggustative!

quindi insomma, se avete serata un po' così, tipo lume di candela, tipo co' tipo o tipa che ne valgono un pochetto la pena... beh, prego, usufruite!

ah, così... tanto per unire un po' le due rubriche principali del blog (ricetta del mese e doc l'ove), ragazze: attenzione ai tipi che vi fanno troppe sviolinate! mai, ripeto: MAI fidarsi di quelli che fanno troppe sviolinate!

e così siamo a posto che c'abbiamo sia la ricetta che i consiglio per il partner con cui degustarla ;)

bene.

ingredienti:

scalogno
patate
zucca
castagne bollite (io le prendo precotte, perché fa 'e castagne e sbucciarle e 'na sbatta che ne basta la metà! ;P...)
olio
sale curry

(nn so s'avete notato che v'ho messo tutti gli ingredienti, proprio tutti in fila... le proporzioni no, certo, ma non lo faccio mai e quindi...)

ora...

prima fate soffriggere e imbiondire lo scalogno. poi ci mettete le patate tagliate a cubetti, dopo aggiungete la zucca tagliata a cubetti.
ora, se la zucca è bella tonica, la mettete massimo una decina di minuti dopo, se invece è zucca tenera, di quella più arancione, la mettete dopo almeno 15 minuti e poco dopo, per ultimo, a una 20ina di minuti di cottura aggiungete le castagne. infine potete aggiungere altro olio, sale e una spolveratina di curry - è la morte sua!

dai, bon apetit e bon.... ;)


domenica 27 dicembre 2015

grammofono rotto.

sono
un camaleonte - un caleidoscopio - una casa degli specchi.

un pretesto per i tuoi giochi,
nulla che riesca a sentire
che ti tocchi veramente.

e intanto suona,
grammofono rotto,
che ripeti antiche
formule galanti.
brillantina nei capelli,
un sorriso conturbante.

ma chi vuoi ci creda più?

venerdì 25 dicembre 2015

la poetica della guaina contenitiva di natale come metafora del pensiero occidentale globbale...



bella la sera dopo il pranzo natalizio: ti senti come un pitone.
come un pitone aspetto di digerire i manicaretti della nonna (con aggiunta torta salata mia... panettone... caffé... ammazzacaffé...)...
ovviamente, volente o nolente, ogni volta che sto da mia nonna approfitto per proseguire lo studio sullo stato (increscioso) della televisione itaGliana d'oggi...
ci sono un mare di canali che fanno praticamente solo pubblicità tutto il giorno.
e sono alternati: su alcuni fanno pubblicità di tutte le varie porcate che puoi strafogarti per le feste (ma anche l'altri ggiorni): panna, con mascarpone, con fragole, con pancake strafritti, sciroppo d'acero, meringa... e una spolveratina di zucchero a velo...;
nel canale seguente invece invece pubblicizzano: le guaine. guaine contenitive di tutti i tipi.
che se ci pensi, gegniale! ti strafoghi e poi ti comprimi le trippe!
oramai hanno abbandonato la politica della macchinetta che manda gli impulsi, perché non ci casca più nessuno - manco mi madre...
basta co' gli strani aggeggi improbabili per fare addominali, etc...
strizzare, nascondere, comprimere!
c'è la majetta per il finto-culturista, che ti nasconde le "odiose maniglie dell'amore!"
che poi... ma perché odiose? ma se le chiamano maniglie dell'amore?...bo...
e poi ti fa sembrare i pettorali più tonici (co' l'ausilio daa sagasce pressione graduata!)... la tontee (che si legge "tonti"... la maglietta per ton... (^_____^)... )
dopo c'era una tizia che sfilava prima e dopo aver indossato la sua stupenda pancera-guaina-super-secshy... sotto la sua maglietta tigrata bianco e nera... - che secondo me il vero problema era la majetta tigrata, per il resto trippona pareva senza la pancera, trippona tonica pareva con...
ma comunque è davvero esilarante l'idea in sé!
l'ammissione della sconfitta:
tripponi sete e tripponi rimanete... oh, almeno comprimete, va!...
buon nakele amiciui della tivvù (^_^)

giovedì 10 dicembre 2015

piccoli reportage inutili sul mondo 3° puntata

1) le mie capacità attentive sono ai minimi storici, sappiatelo! quindi se non capisco quello che dite... riprovate settimana prossima e cmq ricordatemi che non devo mettermi alla guida, ché "la discontinuità attentiva" è tra le prime cause d'incidenti d'auto... e se lo faccio lo stesso: baricateve 'n casa! @.@

2) quest'oggi lancio una nuova festività il "women drivers pride", a causa di un tizio, 60enne, che stasera berciava inacidito contro la moglie che tentava di parcheggiare:

—sterza! ma steeerza! diocristo! ma non ci entrerai mai così!...

e io che passavo di lì con la mia biciclettina non ho potuto fare a meno di tifare per lei contro sto stereotipo odioso della donna che nn sa guidare: parcheggiare è un'attività irritante e fastidiosa, inutilmente complicata dalle amministrazioni cittadine! (che di solito son quasi tutti maschi, in maggioranza)
basterebbe metter SOLO parcheggi a lisca di pesce e il problema sarebbe bello ché risolto! invece no... un machismo strisciante insiste su sti parcheggi paralleli (o a S) o sui parcheggi a pettine, ma fatti in retro però, che fa più figo... 
"ah, uau! sei un vero uomo! come parcheggi magistralmente!... acciuidenti, che mmoscoli!"*
e così ho detto —controsterza....
lei ha controsterzato ed è entrata!
al ché ho esultato: ce l'ha fatta! ah! ah-ah!
e poi ho preso a sghignazzare senza ritegno e l'ho sorpassati...
marito inacidito: 0
women drivers: set, partita, INCONTRO!!!!! EEEEHHHHHHHHH!!!!!

3) le masse rovinano le cose! il mio vegano preferito, quello che costava meno di tutti, quello che era buonissimo, da quando è stato preso d'assalto dalle masse, nn solo ha aumentato i prezzi di ben 3 euri al kg... ma le melanzane erano pure troppo salate!
per fortuna sono ancora gentili e ospitali... ma se ricapita 'sta cosa delle melanzane ce lo dico!

4) -quasi me ne dimenticavo- sta diventando una sorta di piccolo giallo per me sta cosa dei filippini (credo, o indiani.. nn so, so ccicata e dopo il crepuscolo i miopi nn vedon più una fava -altro motivo per mettersi in salvo se per caso mi metto alla guida... - ma perché so' io, no perché so' femmina, eh?)
insomma, i filippini che fanno le coreografie nelle piazzette o parchi.
perché lo fanno? è una sorta di linguaggio in codice? so' in combutta coll'aGlieni? stanno girando un film?
candid camera?
saranno famosi?
bah!...
se qualcuno lo sa, è pregato di dirmelo. la cosa comincia ad angustiarmi... cioè... nn lo so perché... però... bo?... umh... nt!...
mettono della musica abbastanza brutta, credo che parte del problema sia questo...

le puntate precedenti:

http://giusylupis.blogspot.it/2013/03/piccoli-reportage-inutili-sul-mondo-ii.html

http://giusylupis.blogspot.it/2013/03/piccoli-reportage-inutili-sul-mondo.html

*nda: muscoli.

lunedì 8 giugno 2015

Doc L'ove: Ho un sassolino nella scarpa! "Passivi aggressivi" terza puntata ;)

 Mr Justin The Manfrin.


 
Bene, cari amici e care amiche dell'ammore, eccoci alla terza puntata della trilogia... ci siam fatte sospirare un po' in effetti, con questa puntata... - come d'altronde sono soliti fare i passivi-aggressivi...
Ma eccoci a Sir Mr Justin The Manfrin.
Fortunatamente dopo anni e anni di studi di psicologia, meditazione, sessuologia e filosofie orientali sono lontana anni luce da quel comportamento umano che tanta sofferenza provoca a ciascuno di noi e che ci porta a giudicare... giudicare, amici, che brutta cosa! E ad accumulare magari del livore... magari pure dell'aggressività – più o meno repressa.
Per fortuna! No, davvero... perché sennò altrimenti potrei principiare col dire che Justin The Manfrin era, bo, chessò?... umh... qualcosa come UN OPPORTUNISTA, SFIGATO, VISCIDO SORCIO DEMMERDA C'AA FACCETTA DA BELLOCCIO SANTARELLINO!... Ma, ovviamente, non lo farò, perché sono lontana anni e anni luce... come dicevo...

No, perché la cosa che mi colpiva di lui... erano gli sguardi. Che cambiavano repentinamente e nel giro di pochi minuti lo potevi vedere: cucciolo indifeso, uomo di mondo sprezzante e cinico, fine e acuto ironizzatore, uomo in crisi sul punto di commettere un gesto sconsiderato, languido seduttore ammaliato dai tuoi begli occhi, le tue belle mani, ah!, la voce... e subito dopo un allupato in cerca di prede a do' cojo cojo... ma alle volte anche quel non so ché del gran paraculo...

Insomma era come un caleidoscopio di immagini d'omini de m...
Ma insomma, finché una persona non la conosci bene... non puoi mai dire... (non con cognizione di causa... so' solo sensazioni... poi dopo capisci!)...

Vediamo, da dove cominciamo?
Mr Manfrin apparteneva alla categoria “no caro amico, non sono convinto, parli da uomo ferito...”
E cioè la quarta regola esposta nella puntata precedente alla voce: uomini da evitare come la peste!
Cioè quelli che escono da una storia finita male... che fanno le vittime e ti raccontano come la ex fosse isterica, arida, crudele, ingrata, da dimenticare!... epperò te ne parlano ad intervalli regolari di 5 minuti per 20-30 minuti buoni...
Negli intervalli fanno i piacioni...
E tu non capisci... punto primo: ma per essere uno che sta voltando pagina... non è un filino ossessionato...? e poi ti dici: oddio, ma che arpia sarà stata? Ma cosa gli avrà fatto mai?

Vedete, quello che ci frega a noi è che non abbiamo mai abbastanza stima nel nostro genere: pensiamo sempre di essere più sveglie, più in gamba, più ragionevoli delle altre... mentre il più delle volte se una tenta di avere una relazione per ben 12 mesi con uno e non ci riesce... potrà mai essere colpa di una sola dei due?
Quello che Justin teneva a farmi credere era esattamente questo... salvo poi, l'ultima sera che ci siam visti, una sera importante per me – in teoria avremmo dovuto festeggiare il mio primo incarico importante, per uno studio affermato – lui me l'ha devastata solennemente.
Immaginate il contrario di un festeggiamento. Fatto? Ecco, è esattamente quello che mi ha offerto quella sera Sir Mr Justin The Manfrin, condito da racconti inquietanti sulle sue abitudini, apprezzamenti sbracati rivolti ad una tizia seduta al tavolo di fianco al nostro – che poi è scappata – e racconti più dettagliati delle sue liti con le sue ex in cui appariva un po' meno innocente del solito...

Mister Justin The Manfrin, in questa trilogia rappresenta un importante snodo della mia evoluzione di donna e sessuologa, amiche e amici.
Perché questa volta: ...non gliel'ho data!



E non potete capire quanta soddisfazione mi ha dato non cascarci! - cioè non del tutto, ci ho perso un sacco di tempo e di pazienza, ma alla fine...

È un happy ending un po' curioso e sui generis, me ne rendo conto... ma è pur sempre un happy ending!

E la chiudo qui per non infierire sul povero Manfrin e gli strani discorsi che mi fece quando si rese conto che stava arrivando il 2 di picche... i tripli carpiati pindarici che non ha fatto per far sembrare che fosse lui a scaricare me e non viceversa... ah!
Commoventi...

Un diamante è per sempre... ma pure un 2 di picche ben assestato alla persona giusta, lo è...

Ciao care, buonanotte e... fate le cattive! ;-*

vostra affezionatissima Dr. Pamelah Urzulah Andress





venerdì 5 giugno 2015

Quarta puntata: Ho un sassolino nella scarpa special!




Mie care (e miei cari amici gay) quest'oggi mi dedicherò ad un tema più generico, in attesa della terza puntata della trilogia “Il passivo-aggressivo”.
Quest'oggi parleremo di: consigli sugli uomini!

Allora, uno: come avrete potuto evincere, è fondamentale che sia lui a prendere l'iniziativa, perché si responsabilizzi un po'.

Uno#bis: più dovrà darsi da fare per avervi più penserà che in effetti vi desiderava tanto e quindi mollerà meno facilmente l'osso... e poi in questi casi è tutta una questione di vasi comunicanti: se siete voi a fare le difficili non può farlo lui. Viceversa è facile che dopo un primo periodo di gentilezza cominci a fare il cafone.

Uno#doppiobisbarrato: se fate le difficili e non attacca, state tranquille: avete scampato una megasòla!

Due: dovete sempre credere a quello che un uomo dice di se stesso, soprattutto a quello che dice circa il suo... carattere e.... ;) ...eccetera! Perché proprio quando vi sembra che scherzi, che esageri, che non sia possibile... vi sta dicendo delle preziose verità che in seguito vi torneranno in mente e vi troverete a dire: ma cazzo! Mi aveva pure avvertita...

Tre: non fate mai nessun sacrificio per esso, ma al contrario pretendentene a iosa.

Quattro: “no caro amico, non sono sicuro parli da uomo ferito...” state alla larga da quelli che si sono appena mollati!

Cinque: ad esser sincere con quelli che ne valgono un'anticchia la pena non servono strategie, ma questi di solito vi cercano loro e non vi lasciano mai il dubbio su quanto e se siano interessati.

Cinquebis: fanno eccezione i noiosi che sono certamente perseveranti... prevedibilmente e noiosamente perseveranti. Mostratevi cortesi e gelide, funziona sempre! ;)

Sei: un diamante è per sempre!

domenica 10 maggio 2015

Doc L'ove: Ho un sassolino nella scarpa! Macchevvodicaffà?

 Bene cari amici! Ed eccoci alla puntata speciale per la festa della mamma!
Quindi eccoci alla seconda puntata della trilogia: passivi-aggressivi.

Johnny Bothleft.


Bene, ma veniamo – a fatica e grazie a strani utensili come manette di pelo, cinghie e cose così, che tanto lui amava...- a Johnny Bothleft... il nostro amico ambidestro... in inglese ambidestro non si dice così, ma mi piaceva maccheronizzarlo perché era di origini italiane...
Bothleft era un tipo veramente brillante, lo avevo conosciuto in un'agenzia finanziaria, lo vedevo sempre dietro lo sportello: veramente un tipo brillante, mi faceva morire dal ridere e mi scriveva spesso delle mail molto divertenti, che esulavano l'argomento lavorativo... finché... ecco... sì... mi ha fatto capire di essere interessato... però non prendeva mai l'iniziativa. Non capivo: sarà riservato? Insicuro? Eppure è così brillante! Magari non gli piaccio abbastanza oppure è impegnato... No, mi ero informata, con una collega, era libero da più di un anno.
Ah! Ci sono! - mi dico – Ehssì! Sarà ancora ferito per come è finita... avrà il cuoricino spezzato poverino...
Però aspetta un momento!... ci sono già cascata in una cosa così ed è finita male... no, no!

Cercai di fare la preziosa, ma quello continuava a provocare, scherzosamente, ma senza prendere l'iniziativa e a un certo punto mi disse cose come: bisogna avere il coraggio di prendersi quello che si vuole, se lo si desidera veramente! Bisogna saper rischiare...
E io... sì, cioè... non mi sentivo una vera cuor di leone, anche se a volte secondo me mi ero esposta troppo e avrei fatto meglio a fare a meno... e poi mi dissi: sì, ok... ha ragione... e perché non lo fa lui? Perché non lo mostra lui tutto 'sto coraggio?
Ma poi alla fine mi lasciai prendere dallo spirito della sfida! Evidentemente, lui era stato più bravo di me a giocar le sue carte...
E quindi gli chiesi distrattamente se fosse impegnato nel week end.
Mi disse di sì, accidenti! Il sabato... ma magari poteva liberarsi... No, risposi, ho un invito ad una festa, per sabato...
E quindi ci vedemmo di domenica.
Una domenica uggiosa e umida.
Mi vestii un po' carina... un po' troppo. Lui invece, che di solito era elegante pure più del dovuto, era abbigliato in maniera sportiva... Vabbé, feci finta di nulla.

Vabbé, non facciamola lunga, Bothleft, fondamentalmente era ambidestro e me lo confessò subito, ma solo dopo il primo bacio.
Il ché non fu la prima sorpresa, la prima sorpresa fu la sua bassezza (quella fisica...) dall'alto del bancone dello sportello, non l'avrei detto... ecco perché non si alzava mai e faceva di tutto per non spostarsi e farsi passare le carte e il resto dai colleghi...
Bothleft ci teneva tanto al corteggiamento... cioè ad essere corteggiato: lui: sempre!

Inoltre non voleva legami – eh sai, dopo tutti quegli anni di relazione simbiotica soffocante con quella donna così poco alla sua altezza, così insicura, così... donna, credo fosse quello il problema principale...
Voleva solo emozioni, era schiavo delle emozioni – come un novello eroino del decadentismo.

Comunque provai quest'esperimento della frequentazione senza legami, perché in fondo nella vita è giusto provare un po' tutto...

Una vera ciofeca! Una schifezza al cubo! Detto tra noi la sconsiglio alquanto, poi ognuno...

Johnny faceva cose delicate come dirmi nei momenti clou, o alla stazione, quando tornava a casa -risiedeva fuori città, aveva una graziosa villetta... che lui detestava, non so bene perché – ecco, in quei momenti carichi di pathos, con un tono altrettanto carico di pathos: dov'eri prima?
Io ero così presa dal suo umorismo, intelligenza, cultura, i trascorsi esistenziali difficili, etc... che manco gli ridevo in faccia quando diceva cose così.
Eh sì, perché... - me ne resi conto solo dopo – mi aveva trasformata nella comprimaria, no, in una delle comprimarie e comprimari, della sua telenovela personale.
Con lo stesso pathos mi diceva che gli ero mancata e quanto crudele fossi stata a non cercarlo (lo cercavo sempre io a dire il vero, ma va be'...) e qui mi diventava a metà tra il casanovesco, dannunziano e... sì, impreziosiva il tutto con una punta di raffinato sadismo...
Beh... non potevamo andare avanti molto a lungo in questo modo, no?
No.
Quindi trovò il modo di aver una buona scusa per scaricarmi (o forse dovrei dire riqualificarmi)... mi tirò un pacco... e poi mi scaricò... voi la cogliete la logica in questa sequenza? Manco io, ma lui era così bravo a parlare!
Talché rimanemmo amici, per un po'...

Nell'ultimo atto di questo tetro minuetto arrivammo dove probabilmente voleva arrivare fin dall'inizio: al suo tentativo di trasformarmi in confidente e consulente dei suoi problemi sentimentali. Voleva che fossi per lui una sorta di mamma (involontariamente) adottiva...

Tesoro mio, pensai, forse, se era questo che volevi, avresti fatto meglio a dirlo dall'inizio, no? Non credi? Certo, meno appagante per il tuo ego, meno sicuro per il tuo timore di essere giudicato, e meno divertente per il lato sadico della tua perturbata personalità... ma almeno avresti ottenuto quello che desideravi.

Sicché così come lui mi conquistò con modalità da passivo-aggressivo con modalità parimenti passivo-aggressive feci in modi di scaricarlo e di farlo uscire dal mio orizzonte per sempre.

Ah, buona festa della mamma a tutti!

Ps ah, mamme... se poteste essere meno stronze o psicopatiche coi vostri figli maschi... magari... così, giusto per non andare incontro all'estinzione della specie... o non so per solidarietà femminile... vabbé, macchevvodicaffà?...



giovedì 23 aprile 2015

Doc L'ove: "Ho un sassolino nella scarpa, ahi!" Seconda puntata: i passivi-aggressivi...


Buona sera a tutti, amici e amiche dell'ammore e ben ritrovati! Stasera mi sento molto presentatore di una di quelle trasmissioni imponenti della Rai, di quelle di una volta, in bianco e nero... sarà perché stavolta ci fa da testimonial la Mina, chissà?...
Ad ogni modo... è chiaro che come in ogni terapia che si rispetti si procede per associazioni lasciando che il racconto vaghi in maniera libera e non cronologica.
Stasera la Dott.ssa Pamelah Urzulah ha deciso di concentrarsi su un tema specifico.
Ma... eccola a voi...


Un'altra delle piaghe dalle quali mi sento di mettere in guardia le giuovani e insperte fanciulle è: 

il passivo-aggressivo

Sono quelli che ve la buttano lì, vi stuzzicano, vi cercano, vi tirano le treccine, vi sfruculiano... ma poi non fanno mai la prima mossa per primi.

E perchémmai?, ti domandi tu, piccola crocerossina in erba: sarà troppo timido? Sarà insicuro, oppure contorto... avrà avuto un trauma da piccolo, il ba-bao nell'armadio, oppure qualcosa con la sua prima fidanzatina alle medie... perché?
Perché è un paraculo, bimbe belle, oppure un vigliacco... paraculo.
Ma non precorriamo e diamo avvio alla trilogia: Softballs, Bothleft e Justin.

Softballs, alias Palle Mosce, apre un doppio capitolo. Lui costituisce un fulgido esempio di passivo-aggressivo, nel corteggiamento, ma anche nella relazione in generale, ma è anche la dimostrazione di un postulato che finalizzai svariati anni or sono, ed è: 

non bisogna mai dare una seconda chance ad un ex... perché non si meritava nemmeno la prima.

Ovviamente fanno eccezione le storie intense e travagliate interrotte a malincuore di comune accordo...

Ma Sofballs era troppo superficiale e, diciamocelo senza ipocrisie, pavido, per una storia intensa.
Ma tralasciando il fatto che dopo avermela buttata un po' lì per tutta una vacanza al mare fece in modo di lasciare a me l'iniziativa dello scambio dei numeri e della prima chiamata e della prima proposta di far qualcosa – che colse abbastanza al volo e alla fine della serata non mancò di prodursi in approccio seduttivo con tanto di bacio alla francese... - veniamo al sodo.
Softballs era tale di nome e di fatto.
Continuava a fare pressione perché consumassimo e io, che per una volta volevo prendermi un po' di tempo per conoscerlo meglio cercavo di eludere e rimandare... ma nulla! Alla fine mi arresi.
E lo facemmo.
A casa di un suo amico, avuta in prestito.
E quando mi fu sopra dovetti mordermi le labbra, vigorosamente... per l'incredibile piacere? Vi domanderete voi... No! Non era malaccio, meglio di Bob, di certo, ma non era difficile...
Per non ridere.
Ehssì, perché un platch, patlch platch... mi deconcentrava e sconcertava... non mi era mai capitato... insomma... ecco... che cos'era questo plach?
Come dirlo con tatto... andate d'intuito...
Ok, erano le palle di Softballs che penzolavano e nulla... quando stava sopra... e poi sbattevano... capito come?
Ecco.
Nulla, per il resto diede mostra di grandissima sensibilità! Penso che solo uno sciacallo o una carogna potessero vantare più sensibilità di lui, in ogni sua espressione (passaggi che non starò a menzionare che manco ne val la pena...) e di fatto mi disse che... avevo fatto tutto io... e che quindi... cosa mi aspettavo da lui?
Credo fu per questo (perché lui mica era interessato, eh?), che si ripropose un altro paio di volte negli anni a seguire e lì fui abbastanza brava da resistergli, salvo poi... lasciarmi convincere... al terzo tentativo... che era TANTO cambiato...
Però chissà com'è la frase decisiva: ah, ma allora ci si vede se ti va, fece sempre in modo che la dicessi io (ma allora sei de coccio, direte voi? Sì, non posso negarlo...) e nulla... fu la solita pasqua con l'uovo con dentro la sorpresa di stoppa... - in compenso però deve aver fatto qualcosa alle palle perché non facevano più plach, non so com'è o come non è... ad ogni modo... ah! E poi voleva pure che restassimo amici... a-ah! Ah! Ah! Ah!

Stocazzo! ( >_>)

Ok, dai... per stasera può bastare.

P.S. Secondo recenti studi psico-statistici pare che, se una s'impegna, a una certa... impara anche a non cascarci più, però non è facile, è impegnativo, ma dai e dai...

Pps... oh, poi... io maligno... ma forse, Softballs, quando diceva che era TANTO cambiato... si riferiva solo... alle palle... (*.*) ....

mercoledì 15 aprile 2015

Doc L'ove: "Ho un sassolino nella scarpa, ahi!" prima puntata...


 
Ma rieccoci, amici dell'ammore e amiche dell'ammore!!!
Con una nuova rubrica “Ho un sassolino nella scarpa, ahi!” a cura della Dott.ssa Pamelah Urzulah Andress... non più Kowalsky. Ebbene sì, amici dell'ammore, l'ammore, anche nelle migliori famiglie, prima o poi finisce, tra avvocati sanguisughe, ossa rotte, auto sfregiate e cose così...
Difatti questa è una delle prime cose che è importante saper accettare e metabolizzare: il distacco, il lutto, tesori cari, il lutto.
O l'eventuale lutto, sì, perché, non ci crederete, ma per cause misteriose — un pestaggio di notte, in una vietta buia — il Dr Kowalsky è di nuovo lì che lotta tra la vita e la morte, ma noi del team di Palo Alto siamo ottimisti... in fondo è successo diverse altre volte, se supera questa...

Ad ogni modo, in cosa consiste questa nuova rubrica?
Ebbene, si tratta semplicemente di una delle nostre avanzate terapie e tecniche di cura per cuori infranti, quali, in questo momento, è la stessa Dott.ssa Pamelah Urzulah... (invece il Dr. Kowalsky ha infranto tutto il resto...)
E come funziona?
Beh, possiamo dire che si tratta, di una tecnica catartica, ecco diciamo, depurativa...
In pratica si tratta di esternare ed elaborare quei passaggi che non sono riusciti proprio del tutto digesti... sì, insomma... i sassolini nella scarpa – ahi!
E va fatto con tutti gli ex, dal primo all'ultimo.
È importante per noi che anche i nostri terapeuti sperimentino le nostre tecniche, all'occorrenza, perché un buon terapeuta deve conoscere la cura meglio del suo paziente – tipo Freud quando si faceva le piste di coca o quell'altro che si faceva le pere...
Ma diamo la parola dalla nostra leggiuadra...

Mah, allora, da che parte cominciare? Dal principio... ero al college. Per tutta la scuola primaria mi ero sentita una sorta di brutto anatroccolo, fino a quando, giunta al college, cambiato taglio di capelli, messe le lenti a contatto, tolto l'apparecchio per i denti... mi sono accorta che gli uomini mi guardavano... e che ce provavano pure!
Ahpperò... beh, allora... tanto malaccio non debbo essere, mi son detta.
Però sentivo ancora un po' il bisogno di sentirmi come protetta e rassicurata... e così mi sono messa con Bob, che era un po' più grande, io ero al primo anno, lui all'ultimo.
Che dire... Bob era... alto, aveva gli occhi azzurri, era muscoloso, forte, il primo negli sports...
Ma aveva un cervello che pareva una nocciolina. Non avevamo mai molto da dirci. Io volevo andare alle mostre, alle presentazioni di libri, caffé letterari, concerti, ballare...
Lui voleva fare solo una cosa...
E la faceva pure male.
Dio bono, io non ero mai stata con nessuno prima... ma sentivo che non era così che andava fatto!
Per prima cosa Bob intendeva i preliminari come un qualcosa di rivolto, solo e unicamente, alla sua persona. La prima volta che cercò di infilarmi... no, infilarmi non è delicato, diciamo “propinarmi” quel robone enorme – cercando di convincermi che era perfettamente normale e che tutti ce l'avevano così... non è affatto vero! Una delle più vergognose menzogne che mi abbiano rifilato... ne sa qualcosa il Dr. Kowalsky, tsé! - comunque, fu costretto a praticarmi del cumnilingus, perché io lo sentivo avvicinarmi e strillavo. Alla fine non trovando alternative cominciò ad adoprarsi lui per me non prima di aver bofonchiato qualcosa come: “questo lo dovresti fare tu a me...”
Ecco, credo che fu lì che iniziai a pensare che mi sarei dovuta occupare di sessualità e relazioni sentimentali... perché a nessun altra giovine sprovveduta, e inesperta come me, capitasse mai più nulla di simile!
Per il resto lui si inseriva nell'alloggiamento e cominciava con un ritmo abbastanza lento: tu-tum......... tu-tum..........
Poi accelerava un po: tu-tum, tu-tum...... tu-tum, tu-tum.....
E poi sempre di più: tutum-tutum... tutum-tutum... tutumtutum-tutumtutum-tutumtutum-tutumtutum-tutumtutum-tutumtutum-tutumtutum-tutumtutum... CIUFF! CIUFF!!!!!

Bob il treno, io lo chiamavo così con le amiche.
Fu una storia lunga, tutto sommato, visti i presupposti.
E durò circa il doppio del suo tempo fisiologico anche perché era il primo e io non avevo idea di come fare a lasciarlo.
Per fortuna ad un certo punto capì da sé...

Bob era un bravo ragazzo, di certo. Ma lasciava molto a desiderare nelle conversazioni e temo non abbia mai acquisito il basilare concetto di “variazione di ritmo”.

Ad ogni modo, tuttoggi, ogni volta che mi trovo in prossimità di una stazione ferroviaria... ho come uno strano tremito... un brivido lungo il collo e... e... CIUFF! CIUFF!!!!!

Uò-AHAHAHAHAHAHAHA....

Cavoli, è vero, fa bene questa roba... ;D AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH...

Bene, cari amici e care amiche dell'ammore, alla prossima con il prossimo sassolino! ;)

Ma non smette più?...

AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAAHAH....

Umh... sì, va be'...

 Stacca il collegamento, spegni tutto.

martedì 24 marzo 2015

Ricetta di Marzo: crêpes vegane di riso! (^___^) - gluten free!!! no colesterolo!!!

e rieccoci con la tradizionale rubrica (anarchica) di cucina... che un mese c'è e uno può darsi...

con una ricetta nata per caso - magari esiste già e qualcun altro l'ha già brevettata... bo?, io cmq... l'ho scoperta da poco per caso...

crêpes vegane, senza latte, burro... e senza glutine!!!!

allora... le porzioni sono per una persona, poi moltiplicate... cmq fate esperimenti prima, se nn morite avvelenati potete diffondere :)

in un bicchietino mettete metà farina di riso e metà maizena.

poi versate in una ciotolina, aggiungete un paio di cucchiaini di fruttosio, o uno e mezzo,

e riempite il bicchierino per 2/3 (o 3/4 se volete le crêpes belle sottili)

io aggiungo il limone l'arancia grattugiata e a volte l'uvetta perché non le ricopro di nutella, ma potete fare a gusto vostro.

una volta mescolato il tutto lo versate sulla padella molto calda, fate spargere il liquido sulla padella, o usate il cazzillo appositoper le crêpes e alé... uno paio di minuti o poco più da una parte, un paio di minuti dall'altra... vengono un po' gommosine, quindi ricordano la consistenza delle crêpes normali, sono pure più resistenti e un filino più spesse, ma un ottima alternativa.

bon appétit et bonne collation a tout le mond!!!

vive la france!!!....


venerdì 20 marzo 2015

Sul lavoro... (parte seconda)

 ...anche perché del lavoro così com'è si può dire solo una cosa: andrebbe semplicemente ABOLITO!!! 

Il fatto... è che... il lavoro che ti piace non te lo lasciano fare. 

Se vuoi lavorare in un ufficio, call-center, supermercati, e simili... non c'è problema (a livello fiscale).
Vuoi fare: il fotografo, musicista, attore, ballerino, artista, libero professionista sprovvisto di albo protetto e riconosciuto?
Lo stato ha bisogno dei tre quarti di quello che guadagni... Oh, ma solo se superi i 5500 lordi annui...
ah, certo, solo se...
e cosa ci fai con meno di 5500 lordi annui?
N'altro po' e non è manco una paghetta da adolescente...

Poi spesso cambiano le regole, a sorpresa. Laurea triennale? Non serve più a niente. Non la puoi usare per insegnare nelle scuole pubbliche: niente concorsi.

Vedi come viene valorizzato il lavoro (e lo stidio) in itaGlia?

Vabbé, ma che sarà mai lavorare in un call-center?

E quando non immaginavo ci ho provato, più volte. La prima a 27 anni, prima avevo fatto solo la baby-sitter, imbustato stampe per un'associazione culturale, custode di una piccola mostra...
Ma cose saltuarie.

Del call-center la cosa peggiore non è tanto il fatto di dover rompere i coglioni alla gente a casa sua, magari all'ora di cena, sempre col più o meno chiaro intento di vendergli qualcosa, truffarli, fotterli, tenerli a forza nell'elenco abbonati di una rivista... anche quello, ma il problema vero è l'ambiente di “lavoro” (se si può chiamare lavoro telefonare ripetendo a macchinetta una serie di proposte e domande).
I capò, nello specifico, sono il problema! Gente tendenzialmente gretta e ignorante, altre, invece, semplicemente dei gran frustrati. Una volta m'è capitato un laureato a pieni voti in matematica, che godeva sadicamente nel farti subodorare il possibile “non rinnovo” del contratto... e il piacere con cui me lo disse “non sei nei turni e non sarai nemmeno nei prossimi perché il contratto è in scadenza e non abbiamo più bisogno di te!”.
Non gli avevo fatto niente, ma ero un'altra tacchetta sul suo personale libretto degli operatori che era riuscito a far mandare a casa convincendo la Cinghialona, ché le decisioni non le prendeva mica lui, le prendeva questa tizia che era solita fare irruzione coi suoi zoccoloni (scarpe aperte, mentre noi eravamo obbligati a mettere scarpe chiuse pure con 40 gradi all'ombra) e quel tono da SS tragicomica dei poveri “Ragazzi, però... l'acqua! Ogni tanto, usatela! che non vi fa male!”...

Si divertivano poi a mettere a mille il riscaldamento in inverno e poi aprire la finestra non appena toglievi il maglione. Tu rimettevi il maglione e loro richiudevano la finestra.
In estate idem: aria condizionata in modalità polo-nord – e tu, sprovveduta, priva di sciarpa e piumino da montagna!...
Me ne sono lamentata una volta: un mese dopo, finita l'estate, hanno iniziato a nn darmi più turni...

In un altro call-center decidevano loro dove dovevi sederti. Se si accorgevano che scambiavi due parole col vicino/a di posto da quel momento in poi non ti ci lasciavano più sedere accanto.

In molti call-center non rispettavano le pause 626 e guai a lamentarsi – difatti fu per quello che il matematico frustrato mi prese di mira...

E l'arroganza con la quale alcuni insistevano nel dire che non ce l'avevi il diritto a questa pausa!

Il call-center più civile in cui ho lavorato era un call-center che rifilava truffe ai poveretti che si erano già indebitati spropositatamente per fare un acquisto di uno o più migliaia di euro. Mettiamo che sottoscrivessero una revolving rateale da 100 euro al mese? Il debito di 1000 euro diventava, alla fine un debito di 1400, se ben ricordo, perché pagavano tutti i santi mesi un interesse di una 20-30 euro... ma se sceglievano rate da 50 il debito poteva direttamente raddoppiare!
Bene, a questi qui proponevamo un'assicurazione che avrebbe dovuto tutelarli in caso di infortuni, perdita del lavoro, morte... a me e diverse altre operatrici sono capitate signore che hanno risposto, magari anche cortesemente, di non essere interessate perché il marito era morto e l'assicurazione non aveva coperto un bel niente!

Lì quando non mi hanno rinnovato il contratto sono stata felice, perché, come dicevo sempre: quel lavoro mi stava rovinando il karma.

Non parliamo delle selezioni nelle interinali coi giochini di ruolo... tu cerchi un lavoro e loro ti chiedono di umiliarti facendo l'imbecille in uno stupido giochino tramite il quale ti esaminano.

E i test psicologici in generale?

Sempre per lavorare in un call-center...

Per lavorare in una reception, soprattutto nelle banche, invece, devi premunirti di paresi facciale, perché se non sorridi h24 prima o poi qualcuno si lamenterà di te.

E l'abbigliamento richiesto? Mi tieni in ostaggio 8 preziosissime ore della mia vita ogni giorno... e poi pretendi pure di dirmi come mi devo vestire?

Di fronte a queste violenze basilari le molestie sessuali sul lavoro mi paiono pure il meno... o più che altro: un ovvietà!

Arbeit Macht Frei......


ps ...no, oggi non ci sono andata a cercare lavoro... facciamo lunedì... o giovedì...

giovedì 19 marzo 2015

Sul Lavoro...

 Sul lavoro a grandi linee sono d'accordo con quello che dice Agosti... non è un valore, è un disvalore, per come funziona, in questo sistema capitalistico deprimente e inutilmente stressante. 

Non si può ringraziare chi ti toglie preziose ore di vita, per fare cose tendenzialmente inutili (basti pensare ai call-center – sì, poi dipende... ma relavitamente – oppure dannose: gli assicuratori... i banchieri... la maggior parte degli psichiatri nelle strutture pubbliche! diobono!... etc...)

Ma è addirittura demenziale darsi da fare e sperare e tormentarsi (in questi tempi di crisi) per avere un lavoro: che significa, di norma, dalle 4-5 alle 7-8 ore di cattività caratterizzate da noia, quando va bene, stress e noia, quando va male...

Ora non è certo il dolce far niente l'alternativa.
L'alternativa sarebbe fare qualcosa di utile e bello che migliori il mondo, anziché lasciarlo così com'è o, spesso, concorrere a peggiorarlo.
È che non coltiviamo "l'umanità", come dote, è questo il problema fondamentale, mi sa...

Quando lavori in un call-center, o in una reception o in un ufficio, non è che direttamente tu faccia del male a qualcuno – al massimo gli rompi i coglioni o non gli offri il servizio che sarebbe previsto o glielo offri di qualità scadente, con rare eccezioni... - è che fai qualcosa con l'unico scopo di poterti pagare un affitto e del cibo e molto poco altro (oramai).
E certo non è colpa tua.
Ma non puoi manco metterti a considerare quest'attività un valore e un ideale da portare avanti e tramutarla in una colpa, nel caso di chi vi si sottrae (in un modo o nell'altro) o cerca di lavorare il meno possibile... 
Perché non è niente di ché.
Insomma... se qualcuno trova un altro modo di campare: buon per lui/lei.
Ovvio, purché non sia: uccidere, rubare, stuprare, spacciare (però anche lì: dipende da cosa...)

Arrivati da una 15ina d'anni nel terzo millennio d.C., bo?... forse potremmo iniziare a pensare ad altre forme di attività, di lavoro e di economia.
Le risorse e le tecnologie ci sono, il cibo non manca (basterebbe distrubuirlo e condividerlo). Sono i carburanti (inquinanti, per di più) che cominciano a scarseggiare...
Per quello basterebbe investire nelle fonti rinnovabili, ma non si sa perché non vien fatto seriamente...
(si sa... ma non si sa...)
E il lavoro potrebbe essere qualcosa di veramente utile, qualcosa che serve a rendere il pianeta meno: nevrotico, meno disumano, meno violento e guerrafondaio, meno ingiusto e indegno.

Ma pare che questo non si possa fare. Non si sa per quale ragione la gente va avanti sul sentiero esemplificato tanto bene dalla frase di Gino&Michele:

mangiate merda: milioni di mosche non possono essersi sbagliate”...

I topolini/cricetini continuano a correre nella ruota e inveiscono contro chi non fa altrettanto!
Le faine ti snobbano, perché sono più abili di te a barcamenarsi (sì, è vero... hai ragione).
Gli squali non guardano in faccia a nessuno - me cojoni...

Aò, a me me piasce 'a scicala... che se poi si fa furba, non è detto che faccia una brutta fine d'inverno... 

La scicala accessoriata...

ps cmq domani mi sa che vado a cercare lavoro :'( ...forse... beh, cmq nei prossimi giorni...

...credo...