sabato 14 aprile 2018

Tossitori.

Ai concerti di musica classica
la gente tossisce.
Mi sono chiesta perché...
Perché sono vecchi?
Per darsi un tono?

No.

Il fatto è che la tosse
è una sorta di gara involontaria
e nello stesso tempo un genere musicale
a sé stante.

Se provate a tossire in treno
il dirimpettaio vi risponderà.
Rifatelo: risponderà di nuovo.

Poi dopo un po' sarà lui a tossire per primo
e voi, vostro malgrado,
vi troverete a tossire
o a lottare contro
l'insopprimibile impulso
di tossire a vostra volta.

Bene:

RESISTETE!

Sicché qualcuno alle vostre spalle tossirà
e il dirimpettaio
di nuovo
risponderà
con una certa ritmicità.

Le tosse era lì
che si accumulava nel vostro petto
e aspettava solo un pretesto
qualcuno che vi ricordasse
che lei era là,
pronta a propompere!

Ci sono tossitori professionali
tossitori dilettanti
tossitori acuti
tossitori baritonali
tossitori solisti
tossitori coristi
tossitori duettanti
- eversori e reazionari -
tossitori tessitori
-che non significa nulla
ma suonava bene.

E comunque è tassativamente
impossibile che i tessitori
non tossiscano.

Di sicuro non da meno dei tassinari,

i tassonomi
e...

i talassoterapisti...


Ah, dimenticavo:

i tossitori tornitori!

venerdì 13 aprile 2018

Not more, not less.

Giving a look to reality
you may see that you cannot ask so much more than you give,
taking love and returning mere admiration.

Hunger takes you distant from love,
but also provoking other's rage takes you away from love.

Love is like a rose
who needs water, but not too much,
cares and kindness, but also space and freedom.

You know I could have been yours, for just the taking,
but you pushed me to go away
and now you try to make me wait for you

eternally.

Take a look to reality
this is not love
this is possession.

I
am
mine,
and you
are
yours,
we can only share ourselves,
if we are two.
Not more.

Not less.

sabato 7 aprile 2018

Skin of clouds

I would like to be careless, clear and wide like the sky is
He never lose his soul
His skin is made of clouds, constantly moving
He'll never have to lie
He'll never have to cry
He'll never have to strain
He only has to be

So dance and slide
even if we
are on the earth
sun will set down
to come back again
So stay with you
watching at clouds
and their flow
changing shapes.

giovedì 15 marzo 2018

Alcuni dicono che debba nevicare ancora.

Ieri è venuta la primavera.
Alcuni dicono che debba nevicare ancora.
Io spero non sia vero – anche se sapevo che sarebbe tornato il freddo.
E tu mi abbandoni proprio in primavera,
proprio adesso che i ciliegi cominciavano a fiorire.

Siamo sempre qui, fermi,
ognuno nella propria rocca
ai piedi di una brocca rotta.


E nessuno sa cosa fare.

Ho sempre odiato la primavera,
l'ho sempre trovata gelida e spietata,
piena di false promesse.

E siamo sempre fermi qui.

E nessuno sa cosa dire.

venerdì 15 settembre 2017

time for puppets...

I've lost my tiny me -Juju-
I don't know where
and I don't know how
but she's gone

and so I thought that time for puppets is ended

I've lost so many time
seeking lost guys
lost persons
who don't even know who they are...

and so I thought time for puppets is ended now.

giovedì 7 settembre 2017

Ricetta del... 2017: Torta di mele quasi Ayurvedica con poco glutine :)

Insomma... molto colpevolmente è una mezza vita che non scrivo più ricette... prima tutti i mesi, ora più niente...
Un po' è che son fatta così, un po' è che:

Da una parte le ricette caserecce, non da chef, a una certa finiscono...

Dall'altra mi sono data ad altri impegni, tipo la sopravvivenza e lo studio dell'Ayurveda...

Ed ecco che arriva una torta semi-Ayurvedica!!!

Ora, in realtà qualsiasi torta vegana, purché adoperi latte di riso o mandorla, sarebbe piuttosto ayurvedica - perché mischiare latticini, uova, legumi e frutta è estremamente sbagliato!

Qui ci mischio solo le uova con la frutta... e con la soia, ok... (perché ci avevo solo il latte di riso e soia, ma voi usate latte di soia o mandorla ed è fatta...)

Ma niente burro e latticini!

Cmq:

gli ingredienti sono a occhio come sempre...

una certa quantità di farina di avena
idem di farina di riso
istess di farina maizena e/o fecola...
2 uova (non so se apprezzate che ve le ho contate... (^____^)....)
alcune mele
un po' di latte di riso
una discreta quantità di fruttosio
olio d'oliva e olio di semi di mais
cannella
un pizzichino di bicarbonato (come agente lievitante)


...e poi sospetto che avrei fatto meglio a metterci delle uvette e un po' di limone e fruttosio in più sulle mele....

Allora... stavolta ci abbiamo gli effetti speciali!
Vai col primo:



ecco, dopo aver separato i rossi dai bianchi, dell'uovo, e averli mischiati col fruttosio (non lesinate, ma non esagggerate), col latte di riso (q.b.), con le farine, l'olio d'oliva e un ciccinin di olio di semi di mais e dopo aver fatto un impasto denso, ma ancora alquanto umido, aggiungeteci un pizzichino di bicarbonato (non esagerate, altrimenti diventa una ciofeca inmangiabboly!).

a questo punto...



montate abilmente l'albume a neve - a mano, mi raccomando, non mi fate quella roba da casalinghe nevrotiche di usare lo sbattitore, suvvia!... e poi non immaginate che soddisfazione dia montare i bianchi a mano... è solo questione di non demordere fino a che non diventa tutto schiuomoso...

e quindi:



versate il vostro capolavoro nell'impasto, e lo mescolate.




poi tagliate a pezzetti le mele, perché la torta di mele se non è strapiena di mele, che torta di mele è? che voi fa'? j'ee voi mette solo de sopra 'e mele? e che tristezza è?

poi a sto punto nn mi ricordo più che ho fotografato più...

ah, ecco... prima e dopo la cura... 




ok, poi ci mettete le fettine di mele (meglio se con aggiunta di fruttosio e limone, e anche uvette dentro l'impasto) ci spolverate la cannella (magari un pochetto pure quella nell'impasto) fate scaldare il forno a 200° e fate cuocere una 20ina di min o poco più.

Fate la prova dello stuzzicadenti - me raccomando! - lo azziccate nella torta, quando esce asciuttino, ma nn troppo la torta è pronta. Se esce umido, la torta non è pronta.
Se non esce... RICOMINCIATE DA CAPOOOO!!! (^___^)

martedì 5 settembre 2017

Eco

Io sono la tua immagine nello specchio
ribaltata
tu sei il negativo
io il positivo
tu in bianco e nero o monocromo
io a colori o in bianchennero
tu menti
io dico il vero
quando tu sorridi, io piango
quando ti rattristi,
sorrido amaramente della tua incapacità di sentire
e dopo un po' mi rattristo anch'io.
E tu torni a sorridere.
Speravo di riuscire a farti sentire il tuo cuore
superando quella coltre di ciarpame
in cui l'hai avvolto,
per difenderlo,
e che invece gli impedisce di essere.

Avrei voluto essere la tua cura,
avrei voluto incontrare il tuo cuore.


Invece ho trovato il tuo orgoglio,
il caleidoscopio delle tue immagini,
le diverse misure del tuo ego.

In cui la mia voce si perde come Eco.


Ora, dimmi, che genere di vantaggi
-concreti-
ti offrono le tue maschere?
ti fanno compagnia? 
ti danno calore? 
ti stringono e ti abbracciano quando ti senti solo? 
ti baciano? 
ti dicono che ti amano?



che genere di conforto ti danno, tutte queste maschere?...

credi di non essere nessuno, senza di loro?

ma sono proprio loro a impedirti di essere qualcuno.

qualcuno un po' felice, a tratti molto.
qualcuno che sente veramente.
qualcuno che non mente.

qualcuno da amare.


giovedì 31 agosto 2017

l'oblio

Non ho ancora capito il senso delle tue parole,
quello che vagheggiano.
Ma le ascolto
e adesso taccio,
per lasciare spazio al tuo silenzio
che piano piano sovrasta le altre parole,
gli altri suoni,
e mi estorce ricordi di luoghi che non avevo visitato mai, ma che pure
riverberano le loro eco sulle scoscese pareti,
tra le angosce che ricercano
e dalle quali sfuggono sfiorandole.
Tocco furtivo carico di conseguenze, ma, ahimé,
le tue parole non se ne avvedono
e corrono, calpestano, strisciano sui vetri rotti
delle finestre, per entrare da altre finestre d'altre case.

Vorrei che la notte indugiasse sul suo cammino, al calare.
Vorrei trovare il sonno abbandonando il capo sul cuscino,
senza restare sulla soglia,
tra il desìo e la bisogna,
tra pensiero e voglia,
tra il sopore e la veglia.

Se potessi non lascerei che le distanze che ci separano cancellassero quel ch'è ormai lontano,
perché l'oblio ripete, e ripete, e...

Mi piacerebbe donarti il filo che ti porterebbe
fuori dal tuo labirinto ciclico
- privato inferno degli ignavi in terra.
Mi allontanerò forse un giorno dall'odissea dei circoli senza vertice
e delle trame senza ordito.



E forse un giorno anche tu getterai le tue funi in un porto. (around 1996)

domenica 13 agosto 2017

Estratti dalla "Depressione e il corpo" di A.Lowen

La depressione oggi è diffusa perché molte persone perseguono scopi irreali che non hanno alcuna relazione diretta coi loro bisogni fondamentali di esseri umani. Ogni persona ha bisogno di amare, e ha bisogno di sentire che il suo amore è accettato e in qualche misura ricambiato. L'amore e l'affetto ci mettono in relazione con il mondo e danno il senso di appartenere alla vita. Essere amati è importante solo in quanto facilita l'espressione attiva del nostro stesso amore. Le persone non diventano depresse quando sono loro ad amare. Attraverso l'amore ci si esprime e ci si afferma.
L'espressione di sé è un altro bisogno fondamentale di tutti gli esseri umani e di tutte le creature. Il bisogno di esprimere se stessi sta alla base di tutte le attività creative ed è per noi fonte di sommo piacere. […]
È necessario qui riconoscere che nell'individuo depresso l'espressione del sé è gravemente limitata se non interamente bloccata. In molte persone è limitata ad una piccola area della loro vita […]
Un altro bisogno fondamentale di tutti gli esseri umani è la libertà. Senza la libertà è impossibile l'espressione di un sé. […]
La persona depressa è imprigionata dalle barriere inconsce dei vari “si dovrebbe” e “non si dovrebbe”, che la isolano, la limitano, e successivamente ne opprimono lo spirito. Vivendo all'interno di questa prigione, l'individuo dà la stura a fantasie di libertà, concepisce degli schemi per la propria liberazione e sogna un mondo nel quale la vita sarà diversa. Questi sogni, come tutte le illusioni, servono a sostenere lo spirito, ma impediscono anche alla persona di confrontarsi realisticamente di fronte alle forze interiori che la legano. Prima o poi l'illusione crolla, il sogno svanisce, il piano fallisce, ci si ritrova di fronte alla propria realtà. Quando questo avviene l'individuo diviene depresso e di sente senza speranza.
[…]
Dal punto di vista della tendenza alla depressione, le persone possono essere divise in due categorie: quelle dirette dall'esterno e quelle dirette dall'interno. La persona diretta dall'esterno è vulnerabile alla depressione mentre quella diretta dall'interno lo è molto meno.
In linea di massima la persona diretta dall'interno ha un senso forte e profondo del sé. Al contrario della persona diretta dall'esterno, il suo comportamento e i suoi atteggiamenti non sono facilmente influenzabili dagli schemi mutevoli dell'ambiente. La sua personalità è dotata di stabilità e di un ordine interiori e poggia sul fondamento solido della coscienza e dell'accettazione di sé. Queste qualità mancano alla persona che è diretta dall'esterno, ha quello che si dice una struttura caratteriale “orale”, il che significa che i suoi bisogni infantili di sentirsi sostenuto, accettato e di fare esperienza del contatto e del calore del corpo non sono stati soddisfatti. Sentendosi insoddisfatto, non ha ragione di avere fiducia in sé stesso né nella vita. [...]
A livello inconscio, la persona direttta dall'esterno si identifica molto con i propri interessi esteriori. A prima vista potrebbe sembrare un approccio positivo, ed esteriormente una persona del genere sembra essere interessata e attiva. Ma fa le cose per gli altri e le fa nell'inconscia attesa che gli altri riconoscano il suo valore e rispondano amandola, accettandola e appoggiandola.

Nella maggior parte dei casi la reazione depressiva è preceduta da un periodo di esaltazione, il cui crollo tuffa l'individuo nella depressione.
Ogni reazione depressiva si basa sulla perdita dell'amore della madre. È importante sapere che questa perdita non è stata accettata come irrevocabile. La speranza, generalmente inconscia, della restituzione, spiega perché l'energia oscilli verso l'alto, traducendosi in esaltazione. Purtroppo l'individuo esaltato non si rende conto della dinamica della sua reazione e del fatto che inconsciamente considera le persone attorno a lui come altrettante figure sostitutive della madre, che lo ameranno, si prenderanno cura di lui, e persino lo nutriranno. L'interesse iniziale che esse dimostrano nei suoi confronti sembra dare sostegno a questo transfert. Man mano, però, che la sua esaltazione aumenta, gli altri si sentono importunati e si tirano indietro. È impossibile che soddisfino le sue attese inconsce, e l'individuo esaltato prima o poi si sentirà respinto.

Per quanta attenzione, ammirazione, approvazione e amore si dia ad una persona orale, ciò non riempie il suo vuoto interiore.

domenica 23 luglio 2017

Chi sei? E che cosa vuoi?...

Rifletto sul cristianesimo. Cosa ci trovo? La storia di un povero cristo in croce e il fraintendimento di quello che è la spiritualità. Il cristo viene a portare agli uomini la salvezza e loro lo fanno morire inchiodato a una croce per inedia. 
Perché?
Probabilmente perché ognuno deve salvarsi da sé. E forse anche perché sono diffidenti, lo guardano e pensano: ma tu, con tutte queste belle prediche e parole sagge... Chi sei? E che cosa vuoi? L'osservano, lo valutano, lo giudicano e poi decidono di non fidarsi e di metterlo a morte. Salvano il ladrone, Barabba mi pare, perché lo conoscono - sarà pure un farabutto, ma almeno sanno cosa aspettarsi da lui e poi non li mette a disagio.
Poi dopo si sentono in colpa e costruiscono tutta una religione fondata sul senso di colpa. E sul dolore. Dolore inutile!
È per questo che non sono cattolica.
Ma non sono atea.
Sono convinta che non abbiate capito un cazzo, fondamentalmente, "amici" cattolici.
Perché se aspettate sempre che qualcuno vi dica cosa è giusto e non cercate di sentirlo in voi... Che cazzo volete capire?
Quindi deturpate le chiese con altari sofferenti, scene di martirio...
Tutte stronzate!
La sofferenza fa parte della vita e non la si può certo scansare.. Ma non è un punto d'approdo, non è un valore e non vi porterà la salvezza - così come cercare di evitare la sofferenza necessaria vi porterà solo altra sofferenza, non necessaria.

https://www.facebook.com/giusy.lupis/posts/10213848401149415?pnref=story

giovedì 8 giugno 2017

questo assurdo senso del buon senso dell'assurdo...

com'è tutto sempre assurdo!
perché tutto deve essere, sempre, così assurdo?
quando cazzo finisce questo assurdo teatro dell'assurdo senza teatro, solo l'assurdo...
ma quanto è assurdo, quest'assurdo!
d'altra parte se è surdo, e 'n ce sente, che ce voi fa?
ché poi non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
questo vaneggio
sta perdendo si senso,
sta sbiadendo, e penso
che sto sbajanno candeggio...
sai cos'è più assurdo dell'assurdo?
il buon senso.
quello a tratti fa senso.
sì, davvero, sia liquido che denso.
a volte a creder son propenso
che proprio non abbia senso
questo buon senso
-dici?
-sì, invero,
è un casino intiero
questo assurdo senso del buon senso e dell'assurdo.
-assurdo!
-davvero!
-quasi come un poliméro...
e ho bevuto solo coca-cola.... (*.*) .....

venerdì 2 giugno 2017

la catena del dolore...

la catena del dolore - non ricordo se la definisca proprio così - è quella cosa che jodorosky (e non so chi altro prima o dopo di lui) racconta si perpetui di generazione in generazione.
gli sbagli e le colpe dei padri e delle madri che ricadono di generazione in generazione sulle teste e le vite dei figli e delle figlie e nipoti  bis-nipoti.
fino a che una di queste persone decide di smettere di riprodurre lo stesso comportamento e decide di produrne uno nuovo, di essere se stesso.
jodorosky dice di averlo fatto.
forse è vero. forse ci è riuscito ad un certo punto, non subito - lo dice anche lui in effetti.
ognuno ha il suo tema: rancore verso genitori poco responsabili, mascherato da altruismo e senso di responsabilità... tentativi di salvare il mondo, ché quello era il proprio espediente da piccini per farsi voler bene.

bene, l'altruismo se non parte da se stessi, non è vero altruismo, e non serve a niente.
il mondo non lo si può salvare, perché ognuno si deve salvare da sé.

ci si può esprimere.
si può cercare di fare qualcosa di buono.
si può sfidare le paure da una parte, scendere a patti con la realtà, dall'altra, ma solo dopo averle tentate tutte.

ecco.

e dopo questo ci si mette il cuore in pace, perché tanto la vita va avanti lo stesso e gli sprechi... di sicuro non si recuperano.
ma al mondo ci sarà sempre chi ha i denti e non ha il pane e viceversa e questa cosa non si può cambiare.
ognuno ha la sua evoluzione e ognuno avrà modo di decidere se essere una balena spiaggiata incapace di tornare in mare e affezionata alla condizione di semi-morte e immobilità della spiaggia.
o se ributtarsi in mare e provarci.

io scelgo la seconda.

domenica 7 agosto 2016

insoddisfatti e non rimborsati... ovvero: quale mezzo bicchiere?

per come la vedo io, il mondo si divide in due categorie (tra le tante):

quelli che si entusiasmano per tutto (più o meno genuinamente);
e quelli che al massimo ti dicono un blando "ah... interessante, beh, dai... bene..." e nel frattempo scrutano tra sé e sé le potenziali sòle della novità che gli racconti, o i motivi per cui non è poi così desiderabile e bella e manco tanto novità (perché si ricordano, e nn hanno mica torto, che giusto un mesetto prima gli hai raccontato la stessa cosa ed è finita com'è finita...).

inutile a dirsi tutti preferiscono il primo tipo di persone (anche quelli che appartengono al secondo tipo, quando c'hanno una novità, per sentirsi incoraggiati). 

e bisogna ammettere che probabilmente i nano pelato (sì, il shilvio) c'ha ragione: il primo tipo di persone fanno e realizzano molte più cose, perché sono positivi, hanno più amici, piacciono di più, infondono fiducia.
anche perché riuscir a realizzare una qualunque cosa è fatto di "insistere", "crederci!"... ma soprattutto credere che ne valga la pena, d'insistere e crederci... che poi dopo ti piacerà davvero, che ne trarrai soddisfazione...
perché le persone del secondo tipo (cui nn posso negare di appartenere) non sono mai veramente soddisfatte.
pure quando gli succede qualcosa di positivo pensano: eh, dai... vedrai che c'è la fregatura o che comunque non dura... sì, è una bolla di sapone. ha (o hanno) detto così, ma poi vedrai che nun se ne fa gnente!
lo dicono dentro di sé, quasi per scaramanzia...
e poi puntualmente succede!
cioè succede che non succede gnente!
però devo dire una cosa... non parlo per me, ma per gli altri insoddisfatti che conosco, spesso hanno idee più originali e accattivanti dei soddisfatti - senza esser mai, per altro, 'rimborzati'...
i soddisfatti sono più piacevoli... ma a volte stuccano.
gli insoddisfatti, al limite, a tratti irritano o ti rendi conto di quanto sia controproducente il loro atteggiamento solo quando loro sono in fase pessimista e tu no, o quando lo sono veramente su tutto... anche le cose scontate, anche le cose che chi se ne frega?!
poi a volte ti incupiscono e quando sono in "forma" sono capaci di rovinarti qualsiasi buona novella! @.@
se al mondo ci fossero più insoddisfatti, il mondo sarebbe un po' più meglio... ma nessuno se lo godrebbe.
se al mondo ci fossero più soddisfatti... probabilmente non li noteresti.
quindi sia soddisfatti che insoddisfatti sono necessari, un po' come yin e yang, bene e male, notte e giorno, confetto falqui e areofagia...

lunedì 15 febbraio 2016

Ricetta dell'ogni tanto: biscotti vegan e gluten-free di soia!

ora... avendo saltato un sacco di mesi e perso qualsiasi regolarità, la rubrica di cucina cambia nome da "ricetta del mese" a "ricetta dell'ogni tanto..."
l'unico punto fermo del blog autarchico se n'è andato a farsi benedire: ciao punto fermo, ciaooo.... scrivi ogni tanto (*.*)

allora: il problema dei biscotti gluten-free che ho provato a fare in casa era sempre che una volta asciutti ci voleva una motosega per smembrarli e rischiavi la dentiera se provavi ad addentarli...
ho provato farina di riso con maizena e fecola: marmo!
farina si grano saraceno con maizena e fecola: acciaio inossidabile!
ho cercato ricette on-line: parlavano di uova e latte da mettere nell'impasto... ma poi così non è più vegan!

ed ecco che ho trovato: la farina di soia! non ha glutine e non è de marmo!!! yééééé!!!!

quindi, basterebbe questo, cmq elargisco di seguito una parvenza di ricetta (anche se ve lo dico subito, sono andata ad occhio e mo' ricostruisco a memoria e a naso...):

1 cucchiao e mezzo di fruttosio
olio di oliva per inzupparci il fruttosio
mezzo bicchiere di latte si soia e riso o di riso
farina di soia (3/4) e maizena (1/4)
uva passa (o se preferite uva PAZZA! - volevo scrivere pure io qualcosa a favore delle unioni gay ;D)

comunque: nulla, mettete gli ingredienti nell'ordine scritto sopra e mescolate, mescolate, mescolate...
poi dopo preparate la carta da forno da mettere su una griglia del forno, coi cucchiaini fate delle pallette-biscotto (l'impasto è troppo liquido per le formine, volendo evitare l'effetto marmo, ho preferito tenerli non troppo secchi) e fate andare per una 15ina di min a 200°

li lasciate asciugare un po'...
all'inizio paiono mini-plumcake,  frittelle fatte al forno. il giorno dopo somigliano più a dei biscotti e comunque, almeno... non ti frantumano gli incisivi, è già qualcosa, no?

bon apetit amiscìììììì!!!!! (^_^)

lunedì 8 febbraio 2016

piccoli reportage inutili sul mondo n°4

milàn l'è una gran milàn (piena de scoppiàt...) -parte prima-

stasera ho incrociato il CRITICALMAN.
andava a spasso con una bici cogli specchietti tipo hurley davinson, una giacca antinebbia - di quelle che ci puoi passeggiare a piedi in autostrada, tranquillo che ti vedono e ti scansano - e dei calcson da camion.
mi ha suonato perché mi stavo sporgendo un filino dalla linea di attestazione con la mia biciclettina... e poi siccome coi suoi specchietti retrovisori che gli danno una vista a 360° - come fosse un incrocio tra dio e una mosca - mi ha vista che gli facevo un gesto con la mano che si poteva tradurre grosso modo con "ma va a ciappà i ratt!" mi ha clacsonato ulteriormente ancora più poderosamente, che pareva quasi una baleniera...
@.@


milàn l'è una gran milàn -second part-
 
poi stasera mi hanno anche spiegato sta cosa delle primarie, ché ci era anche la candidata femmina.
pare che la candidata femmina abbia fatto qualche cazzata - prima tra tutte spaiare i voti di quelli che non volevano sala (però fessi pure voi, eh? se proprio ci tenevate a non aver sala potevate scegliere quello che ha detto meno cazzate... - credo... bo?...sì, è sempre tipo distinguere il sesso degli angeli, cmq...).
questa qua praticamente aveva proposto di rendere gratuiti i mezzi di superficie.
che in altri termini sarebbe un modo per licenziare i controllori (oltre che una proposta folle in sé e avrebbe molto più senso pensare a un sistema di esenzioni e riduzioni in base al reddito, ché pare che l'aveva fatto l'altro che era meno peggio di sala...).
eh, certo, perché in metropolitana oramai c'è il sistema del sequestro di persona: se vuoi uscire devi cacciare il biglietto, sennò multa!
se in superficie togli il biglietto... il controllore non serve più!
bello un partito di sinistra che pensa a dei metodi per eliminare dei lavoratori, eh?
grandioso!
no, ma votateli, eh?
ché poi faranno come a londra (il ché risulterà come sempre comico... TRAGI-comico) faranno i bus dove se non ci hai il biglietto non puoi salire.
geniale perché così salire e scendere diventa un'operazione interminabile.
però dici a londra arrivano ogni 2-3 minuti sti bus.
a milano arrivano ogni 7-10-15-20 minuti, sti bus...
pensa che bello che sarà quando per salire (e per licenziare tutti i controllori) dovrai cacciare il biglietto o la tessera? dopo che hai aspettato dai 10 ai 20 minuti...
e lo farà una giunta di sinistra.
tra 5 o 10 anni.
eh, perché... mica pensate che le vinca il pd le elezioni a sto giro, no?
manco con un miracolo!...
hanno messo là mr expo a posta!
tra 5 o 10 anni quando gli serve fare qualche altra porcata come aumentare il biglietto atm del 50% o cose così lasciano vincere di nuovo la sinistra... per quei 5 annetti, magari anche meno...

venerdì 22 gennaio 2016

Il suicidio.

 Mi sono sempre sentita così incredibilmente attratta dalle persone che hanno posto fine alla loro vita suicidandosi.
Mi sono sempre sentita vicina a loro, li capivo.
La prima volta ci ho pensato a 11 anni, perché avevo 11 anni ed ero già terribilmente infelice e ci sentivo qualcosa di profondamente ingiusto in tutto questo e quindi capivo quelle persone che a un certo punto avevano detto: sai che c'è? Basta! Basta di tutto! Non ci sto! Fanculo! Basta!
E si erano tolte di mezzo, facendo del male solo a se stesse in definitiva – e a pochi altri.

Beh... un po' anche a me. Che avevo letto le loro poesie o romanzi, o avevo visto le loro foto e avevo amato quello che avevano fatto e restavo senza parole e spaventata chiedendomi: perché?
Avevi tanto talento. In alcuni casi, avevi anche successo!
Perché l'hai fatto?

È un mistero doloroso, insoluto, insondabile e tremendamente affascinante quello del suicidio.
E penso mi ferirà, angoscerà e affascinerà oscuramente per sempre.
Poi una volta un tale mi aveva letto nella mano che in una vita precedente avevo “commesso” (così si suol dire) suicidio e che poi avevo dovuto soffrire a lungo in una sorta di limbo ed espiare questo suicidio, prima di rinascere.
Il ché potrebbe spiegare perché i suicidi mi colpiscano tanto.
Il suicidio è anche, sempre, una possibilità: una via d'uscita.
In fondo, chiunque potrebbe commettere suicidio.
Lo fanno in tanti, senza essere artisti o scrittori, solo semplici imprenditori pieni di debiti, per esempio o disoccupati...
Quasi sempre persone che vengono rimpiante, ma nemmeno sempre e per forza.
A volte si suicidano anche persone del tutto anonime, senza amici, di cui nessuno si accorge e si suicidano proprio per questo.
A me dispiace anche per quelle.
Anche quelle avevano qualcosa da dire, da dare, una speranza che sarebbe stato importante coltivare.
Nessuno è inutile.
Tranne quelli che il loro male di vivere lo buttano sistematicamente e reiteratamente addosso agli altri, danneggiandoli in ogni, seppur piccolo e minuzioso, modo.
E un po' mi dispiace pure per quelli, ma quelli, chissà perché, al suicidio non ci pensano proprio mai!
Beh, certo, non è gente che tende a interiorizzare...

Ho pensato a questa cosa perché stasera ho visto il film su David Foster Wallace e perché ho amato Sylvia Plath (non subito, partendo dai diari a tratti la trovato pesante e a volte odiosa, perché era odiosa con se stessa), ho sentito il silenzio infinito delle foto di Francesca Woodman...
E non mi vengono in mente altri suicidi famosi, ma comunque l'idea è questa.

Ci ho pensato la prima volta a 11 anni, e poi diverse volte dopo la morte di mio padre tra i 15 e i 18, e poi intorno ai 20, e credo qualche altra volta, mi pare anche poco più di un anno fa, dopo che è morto un caro amico – ma era un pensiero molto vago, perché in realtà stavo troppo male, era difficile stare peggio e potevo solo migliorare, ci devo aver pensato solo per qualche istante.

Ecco, il fatto è che il suicidio è pur sempre una possibilità, però è una possibilità legata ad un'ammissione di sconfitta. È come dire: io non ce la faccio a vivere. Non ce la faccio a vivere nemmeno decentemente, non dico bene, ma decentemente!
E quindi mi mando al diavolo!
Mando al diavolo l'unica vita che sono sicura di avere.

A me non piace arrendermi, non mi piace neanche un po'!
E penso di aver sempre fatto molta fatica a farlo, anche in situazioni in cui sarebbe stato molto meglio arrendersi molto prima (relazioni, amicizie, robe di lavoro, imprese bislacche, etc...).

Come si fa a toccare veramente un'altra persona?

Le parole non ci riescono.

Forse i gesti, le azioni.

Il suicidio è un gesto che mi tocca profondamente. Provo un'immensa compassione per chi lo sceglie. Capisco quelli che si dicono: avrei voluto aiutarlo.
E come tutti, so che sia nelle piccole, ché nelle grandi imprese, ci si può aiutare, veramente, solo da soli.

Tutto sta nel rendersi conto di quante volte le cose sono cambiate in meglio, nel passato. Ed è sicuramente così, se no uno perché sarebbe andato avanti?
E quante volte sei riuscito a fare una cosa che credevi impossibile?
E quindi perché negarsi la possibilità di fare altre cose, che oggi paiono impossibili, domani?

Fai degli esperimenti, no?
Rischia tutto! Fai delle cose impensabili, dai! In fondo se l'alternativa è la morte, reale o metaforica, la sconfitta, totale o parziale: perché non tentare?
Tenta, cazzo, tentaci!
Se non provi, hai già perso.
Se provi, magari va, oppure si aprono altre possibilità, cosa ne sai?
La vita sa essere una grande drammaturga.
Non pensare che sia sempre tutta la stessa sbobba.
La vita, certo, a volte è come un computer. Se tu rifai lo stesso percorso ti dà sempre, immancabilmente, lo stesso risultato.
La vita ha un suo lato matematico.

Ma la vita è anche creativa. E appena tu fai un piccolo cambiamento, altri piccoli cambiamenti germinano da questo primo cambiamento e si creano nuovi equilibri e dinamismi.

Se solo non ti arrendi...

Oggi magari è persa, ma domani c'è un'altra partita e cambiano: il campo, i compagni di gioco, gli avversari e puoi cambiare anche tu. Puoi sentirti differente.
I suicidi sono persone sincere, credo. E sono persone molto severe e irreprensibili, con se stesse. Si sentono disoneste o fuori posto per ogni minima mancanza, che solo loro sono in grado di rimproverarsi. Molti altri ci vedrebbero null'altro che semplice debolezza umana.
Si continua a crescere, ci si continua ad evolvere.
Le verità che non sappiamo ammettere oggi, le sapremo ammettere domani.
Basta stare un po' cogli anziani, che una volta erano una ricchezza, nelle tribù.
Sono vecchi, sentono di non avere più niente da perdere, e ammettono molto più facilmente le loro colpe, le loro mancanze, i loro sentimenti, i limiti.

La cosa che fa più male quando perdi una persona è ricordarne i momenti in cui ci si divertiva assieme. Mi pare ancora più terribile nel caso di una persona persa perché s'è tolta da vita, da sé.
E mi c'ha fatto pensare sempre questo film “The end of the tour” che non è comunque un granché, prodotto un po' immaturo, per quanto il materiale di partenza fosse interessante.

E per finire c'è una poesia molto bella e molto spietata di Anne Sexton, che secondo me spiega alla perfezione il suicidio.
Probabilmente è un fascino un po' adolescenziale, quello del suicidio:

la pagina lasciata a metà.

Waiting to die.
-Anne Sexton-

Ora che me lo chiedi, la maggior parte delle volte non riesco a ricordarmelo.
Cammino come sempre, senza segni di quel viaggio.
Poi un desiderio quasi innominabile ritorna.

Nonostante questo non ho nulla contro la vita.
Conosco bene i fili d'erba di cui parli,
le mercanzia che hai messo sotto il sole...

Ma il suicida ha un suo linguaggio speciale,
Come un carpentiere, vuole solo sapere: con quali strumenti?
Non si chiede mai:
perché costruire.

In due occasioni mi sono espressa in modo così semplice,
Ho posseduto il nemico, ho mangiato il nemico,
Ho accettato la sua abilità, la sua magia.

In questo modo, pesante e riflessivo,
più caldo dell'olio o dell'acqua,
Ho riposato, sbavando dall'angolo della bocca.

Non riuscivo a pensare al mio corpo esposto agli aghi.
E anche se la cornea e l'urina in eccesso sono andati...
Un suicida ha già tradito il corpo.

Sebbene i nati senza vita non sempre riescono a morire,
rimangono abbagliati, non possono dimenticare una medicina tanto dolce,
alla quale anche i bambini guarderebbero con un sorriso.

Spinta tutta questa vita sotto la lingua,
che, di per sé, diventa una passione,
La morte è un osso triste, deforme, diresti,

Eppure mi aspetta, anno dopo anno,
per riparare delicatamente una vecchia ferita,
per liberare il mio respiro dalla sua odiosa prigione.

Aggirandosi in questo orizzonte, a volte si incontra il suicida,
pieno di rabbia verso una luna vanagloriosa,
E lo si vede rinunciare al pane, confuso con un bacio,

Lasciare la pagina del libro aperta, con noncuranza,
Qualcosa di non detto, il telefono sganciato,
E l'amore, qualunque cosa fosse: un'infezione.

mercoledì 13 gennaio 2016

Ciao Devibboui :')

L'altro ieri Devibboui se n'è ito a 69 anni, che pure nello scegliere l'età ci ha avuto un certo stile ;)
E quindi ora posto la canzone sua che m'è sempre piaciuta e altre due che non conoscevo, molto belle.
Devibboui a quanto pare era bisesessuale, ma a un certo punto ha dichiarato di essere proprio gay, parrebbe per i diritti dei gay. Il che vuol dire che era un uomo coraggioso e nobile, al contrario di tanti che fanno finta di essere etero e non lo sono... (famosi e non famosi).
Poi c'erano i films molto fichi in cui ha recitato...

Bo, insomma, ciao devibboui e vai con la müsica! :D


domenica 10 gennaio 2016

we'll be together again


l'inizio è un po' alla bombolo, in onore di quella prima telefonata di un'estate di quasi due anni fa...

venerdì 8 gennaio 2016

ricetta di gennaio: zucca, patate e castagne stufate! il paradiso dee papille ggustative!... @.@

trascuro il blogghe da un po'... e cosa ancor più grave, le tradizioni! cavoli! l'unico punto saldo di questo blog autarchico... nt nt nt!

rimediare!

allora, il piatto che vado a illustrarvi, non è un semplice piatto. è n'orgia!
n'orgia e un paradiso pee papille ggustative!

quindi insomma, se avete serata un po' così, tipo lume di candela, tipo co' tipo o tipa che ne valgono un pochetto la pena... beh, prego, usufruite!

ah, così... tanto per unire un po' le due rubriche principali del blog (ricetta del mese e doc l'ove), ragazze: attenzione ai tipi che vi fanno troppe sviolinate! mai, ripeto: MAI fidarsi di quelli che fanno troppe sviolinate!

e così siamo a posto che c'abbiamo sia la ricetta che i consiglio per il partner con cui degustarla ;)

bene.

ingredienti:

scalogno
patate
zucca
castagne bollite (io le prendo precotte, perché fa 'e castagne e sbucciarle e 'na sbatta che ne basta la metà! ;P...)
olio
sale curry

(nn so s'avete notato che v'ho messo tutti gli ingredienti, proprio tutti in fila... le proporzioni no, certo, ma non lo faccio mai e quindi...)

ora...

prima fate soffriggere e imbiondire lo scalogno. poi ci mettete le patate tagliate a cubetti, dopo aggiungete la zucca tagliata a cubetti.
ora, se la zucca è bella tonica, la mettete massimo una decina di minuti dopo, se invece è zucca tenera, di quella più arancione, la mettete dopo almeno 15 minuti e poco dopo, per ultimo, a una 20ina di minuti di cottura aggiungete le castagne. infine potete aggiungere altro olio, sale e una spolveratina di curry - è la morte sua!

dai, bon apetit e bon.... ;)


domenica 27 dicembre 2015

grammofono rotto.

sono
un camaleonte - un caleidoscopio - una casa degli specchi.

un pretesto per i tuoi giochi,
nulla che riesca a sentire
che ti tocchi veramente.

e intanto suona,
grammofono rotto,
che ripeti antiche
formule galanti.
brillantina nei capelli,
un sorriso conturbante.

ma chi vuoi ci creda più?